Genesi ed eterogenesi dei fini

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Genesi ed eterogenesi dei fini

Genesi ed eterogenesi dei fini

ASCOLTA GIULIO BACOSI

Nel giorno in cui si accende il dibattito sui contorni della vicenda che ha visto protagonista una nostra cooperante in Africa, interrogandoci ancora una volta sul più autentico senso del dovere di solidarietà di cui all’art.2 della Costituzione, il corso ininterrotto della storia incrocia due ricorrenze in qualche modo legate tra loro ed avvinte ad ulteriori declinazioni della Solidarietà della quale si diceva.

Il 12 maggio del 1974 l’Italia, con un referendum, pronuncia un generalizzato NO e dice definitivamente SI al divorzio o, per dirla in giuridichese, alla “cessazione degli effetti civili del matrimonio”, confermando di non voler abrogare la pertinente legge istitutiva, risalente al 1970. Gli effetti del divorzio – che è “divisivo” per sua stessa natura – sono scritti ancora una volta nella Costituzione: se, ai sensi dell’art.29, la Repubblica riconosce i diritti della Famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, è banalmente evidente come lo scioglimento del matrimonio medesimo non sortisca altro effetto che non sia la disgregazione di quella società naturale che la nostra Carta definisce, per l’appunto, Famiglia.

Qualche anno più tardi, il 12 maggio del 1995, è la carriera di una grande artista – Mia Martini - a sgretolarsi attraverso un suicidio che è solo l’effetto di una “disgregatività” abilmente orchestrata per anni, attivando energie occulte alle quali una personalità tanto geniale e talentuosa quanto fragile come “Mimì” nulla avrebbe potuto frapporre.

Sarà perché l’etimologia della parola “diavolo” sta in un verbo greco che, guarda caso, significa proprio “divido, separo”; sarà perché personalmente abbiamo sempre preferito chi unisce a chi divide, ci resta l’amarezza d’uno scandaglio sui “fini” che muovono tanta disgregazione.

Talvolta essi nascono con intenti nobili, come quello di consentire una qualche via d’uscita ad una convivenza coniugale divenuta davvero intollerabile; e - tuttavia – possono sovrapporvisi fini “altri” che fanno dire ad una Legge anche quello che di primo acchito essa non voleva dire, dando la stura a matrimoni disinvolti dove all’àncora del divorzio per intollerabilità si sovrappone, elidendola, la sicura e premeditata consapevolezza che proprio nulla si tollererà di chi ci stiamo ponendo accanto, dimentichi che si tratta - già ex se - di qualcuno che è “diverso da noi”.

Altre volte, quei fini sono già chiari da subito: annientare chi è più bravo di noi, ridurlo a Zero, qualunque sia il mezzo da impiegare per raggiungere questo scopo. Ma giocare con l’occulto è pericoloso forse ancor più del recarsi in Paesi lontani per aiutare il Prossimo, ed anche questa è una Regola della quale occorre decisamente tenere conto per evitare di passare da sprovveduti a sventurati.

(Giulio Bacosi)

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