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L'Editoriale

L'Editoriale (192)

Caro Ezio (Mauro),

condivido quanto scrivi oggi su "Repubblica": A Ventotene, 3 leaders europei per 3 temi di fondo.

Campeggiano la crescita economica (una chimera), il terrorismo internazionale (uno spettro), il fenomeno migratorio (un gigante non più solo alle porte).

Tra le tante singolarità dell'evento (ad esempio, erano 3 anche "quelli del Manifesto" del '41, Spinelli in testa), trovo singolare il luogo dell'incontro.

La "Garibaldi" è una nave da guerra, e porta il nome di un generale che contribuì in modo determinante a fare "Una" l'Italia (si badi, sul piano geografico).

E' vero: l'Europa deve ritrovare lo spirito unitario. E mettere in campo i mezzi per realizzarlo.

Ma lo sguardo non può e non deve essere miope. Esso non dovrà condurre (semmai riuscirà nell'intento) ad una unità partigiana e "fuori dal Mondo".

Non è un caso se crisi economica, terrorismo internazionale e migrazione conoscono un filo rosso che li accomuna.

Scrive Wolfgang Schadewaldt in un noto saggio sull'Iliade di Omero:

"Tramite l'ira [di Achille, n.d.r.], l'Iliade ci introduce direttamente in quella contrapposizione tra Oriente e Occidente che ha sempre giocato un ruolo di primo piano nella storia greca fino alle spedizioni di Alessandro e, dai Romani ai secoli successivi, nella storia europea del Medioevo e dell'età moderna".

E di quella contemporanea, aggiungerei.

Europa unita sì, dunque: ma anche consapevole d'esser parte di un mondo "Uno" in cui occorre inesorabilmente integrarsi.

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22-08-2016 08:28
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Caro Gian Antonio (Stella),

non mi meraviglia - e, ovviamente, mi rattrista - quanto scrivi oggi sul Corriere.

Parli di errori nelle nuove leggi.

Il problema, naturalmente, è più generale.

Esso è riassunto nell'hastag che abbiamo forgiato con DnR: #CarismaeCompetenza.

Una vera e propria invocazione, in un mondo in cui i fabbri fanno i pescatori e i muratori filosofano.

Un pochino di Diritto lo mastico in 45 anni di studio (e di concorsi vinti).

E ne conosco parecchi che non sanno quello che scrivono.

O, peggio ancora, non sanno neppure quello che è già scritto.

Come si fa a modificare una legge se non si conosce ciò che si modifica?

E se non si conosce l'italiano, quello minimo necessario per modificarla?

Ai posteri l'ardua sentenza.

E, purtroppo, sempre a "quelli di domani" gli effetti degli errori di "quelli di oggi".

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21-07-2016 09:11
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Caro Sergio (Rizzo),

calzante e, al solito, ficcante quanto hai scritto sul Corriere di oggi in ordine ai Sindaci.

E' vero: chi non è stato eletto "in coalizione" non deve affrontare "certi" compromessi.

Pur dovendone affrontare altri, come correttamente rilevi.

Altri "compromessi", tutti interni alla stessa logica della Metropoli che si va a governare (si pensi al "nodo" delle municipalizzate).

Ma esiste un altro fattore che non va trascurato.

I Sindaci non fanno Leggi; le subiscono.

La loro azione si inserisce in un quadro "etero-normato": nella sostanza debbono applicare Leggi fatte da altri.

Primo fra tutti, come è ovvio, il plesso Parlamento-Governo.

Il che è da un lato un bene: "potere bilanciato", al contrario di quanto accadrebbe nel caso del Premier "modello Sindaco".

Quest'ultimo, al contrario del Sindaco vero e proprio, le Leggi potrebbe farle, e non è detto che sarebbero sempre le migliori per il Paese.

Il Sindaco vero e proprio, al contrario, le Leggi le subisce (è la Costituzione); vi si deve necessariamente adeguare.

Non potranno allora imputarglisi quegli insuccessi che non dipendando strettamente da lui (lei)....

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22-06-2016 09:05
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Caro Angelo (Panebianco),
davvero interessante il Tuo editoriale del 17 maggio su Corriere, laddove ripercorri - declinandole - le due sostanziali schiere della c.d. "antipolitica": l'una maggiormente rivolta alla pancia degli elettori, e l'altra (forse) a certi emisferi cerebrali degli stessi, questi ultimi talvolta più difficili a controllarsi della stessa pancia.
E tuttavia, da giurista prima ancora che da cittadino, mi corre il doveroso obbligo di chiarire meglio il rapporto di tutti (e non solo della Magistratura) con la Costituzione.
Che è da tempo un rapporto ambiguo. Molto ambiguo.
Tacendone la valenza precettiva delle relative norme, si fa spesso bella mostra di neppure conoscerla.
Ovvero, peggio, la si conosce bene, ma se ne tacciono le disposizioni che danno maggiormente fastidio all'"oratore" di turno.
E' un modo subdolo di calpestarla che - unito a quella scarsa partecipazione che già Calamandrei ebbe a denunciare in un noto discorso ai giovani del 1955 - finisce sovente col farne triste "lettera morta", piuttosto che inverarla (finché vigente) come è invece preciso dovere di ciascun cittadino, specie se responsabile a livello istituzionale.
La Costituzione, beninteso, non è immutabile.
Ma, mentre vige (e vive), non è neppure un cammeo fuori moda da riporre nel comodino.
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17-05-2016 15:33
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Caro Paolo (Mieli),
ho letto con molto interesse e piena condivisione il Tuo editoriale di stamane sul Corriere della Sera, dal titolo "Antimafia, la profezia di Sciascia".
Aggiungo qualche precisazione.
L'antimafia in Italia non è che la punta dell'iceberg di un'altra cosa che si chiama, più in generale, lotta alla ILLEGALITA'.
Quest'ultima tuttavia non deve tradursi in un vacuo vessillo da sbandierare per gli obiettivi più disparati di chi lo conduce (talvolta, assai più opachi che trasparenti).
Combattere l'ILLEGALITA' significa far passare il messaggio per cui le Regole - delle quali la nostra cultura è "imbevuta" sin dai suoi più remoti albori (basti pensare al Diritto Romano) - vanno conosciute, rispettate e fatte rispettare.
Questo messaggio deve passare soprattutto presso i giovani, e dunque è giusto (e, anzi, per un giurista DOVEROSO) recarsi presso le scuole per parlargliene nel modo più congeniale alle loro capacità ricettive, scongiurando inutili digressioni cattedratiche e puntando dritto sulla Costituzione repubblicana ed ai fondamentali Valori in essa iscritti.
E' una operazione che, glielo dico per esperienza, non tutti sono disposti a (non dico fare, ma talvolta neanche a blandamente) supportare.
Essa costa sacrifici dovendo assumere non solo una foggia del tutto gratuita, ma anzi decisamente dispendiosa: il sottoscritto dall'inizio dell'operazione Democrazia nelle Regole anni or sono, ha già speso diverse migliaia di Euro tra viaggi e soggiorni nelle Provincie di tutta Italia.
Ma lo sguardo appassionato dei nostri ragazzi ripaga da ogni cosa.
E chissà che il profeta Sciascia, da lassù, non abbia caro Paolo a riaversi un tantino...

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07-04-2016 13:18
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Se parlare di blocco etico implica trovare dei punti di riferimento, possibilmente condivisi, converrà iniziare da uno dei più importanti tra essi: la libertà

 

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04-03-2016 22:47
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I Romani della Repubblica avevano i loro. Per gli uomini si chiamava Virtusper le donne Pudicitia.
Preferisco persone con punti di riferimento, magari diversi dal mio, a quelli che invece di punti di riferimento non ne hanno affatto.

 

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17-02-2016 15:34
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Siamo nell'Anno Santo della Misericordia.

Lo ha voluto il Santo Padre, Francesco.

Ci sono risvolti laici?

Probabilmente si.

Basterebbe rileggersi l'art. 27 della Carta.

Vi si parla di presunzione di innocenza, fino a condanna definitiva.

Neanche a sforzarsi, insomma, di perdonare qualcuno che non è stato ancora neppure condannato.

E vi si parla di pena "umana", tendendente alla rieducazione.

E non sarebbe stato umano negare all'imputato la partecipazione alle esequie del padre.

Specie se non è ancora pena, ma (legittima) custodia cautelare.

Misericordia, dunque.

E anche un pò di Costituzione.

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29-12-2015 14:37
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Sotto la Tour Eiffel, atti di guerra e processi sommari.

Vengono eseguite, a caso, sentenze di morte.

Alla vigilia del Giubileo della Misericordia.

La miglior risposta dell'Uomo resta il perdono.

Per non alimentare la guerra. Per far tacere le armi.

Poi c'è una risposta giuridica.

Un Mondo meglio organizzato sul piano della politica e del diritto.

Abbiamo globalizzato tutto, tranne le Regole.

E chi le applica.

E chi le fa applicare con autorevolezza.

Trasformandole da meri "consigli" in autentiche "norme".

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22-11-2015 12:48
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Roma caput mundi.

E non è un luogo comune.

La Roma repubblicana fu capitale di Virtus (uomini) e di Pudicitia (donne).

Quella imperiale segnò tristemente il passo in piena decadenza.

Roma risorse nel Rinascimento.

E di nuovo morì per rinascere nel periodo "giolittiano".

Oggi vi passeggiano Senatori ed Onorevoli.

Tutti, specie questi ultimi, hanno ben chiaro l'art.54 della Costituzione.

Lo svolgimento di funzioni pubbliche richiede, più di ogni altro, "Disciplina e Onore".

Ecco perché li chiamiamo "Onorevoli".

E l'Onore talvolta - ma non solo quello - impone passi indietro.

Incondizionati.

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09-10-2015 12:33
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