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papafrancesco 20151030Un buon sacerdote sa “commuoversi” e “impegnarsi nella vita della gente”. E’ uno dei passaggi dell’omelia mattutina di Papa Francesco a Casa Santa Marta, pronunciata in spagnolo. Dio, ha detto il Pontefice, “ci perdona come Padre, non come un impiegato del tribunale”. 

“Dio ha compassione. Ha compassione per ciascuno di noi, ha compassione dell’umanità e ha mandato suo Figlio per guarirla, per rigenerarla”, per “rinnovarla”. E’ uno dei passaggi dell’omelia di Papa Francesco a Casa Santa Marta incentrata proprio sulla compassione di Dio: “Es interesante que en la parábola que todos conocemos del hijo pródigo…”

“E’ interessante – ha osservato – che nella parabola che noi tutti conosciamo del Figliol Prodigo, si dice che quando il padre – che è una figura di Dio che perdona – vede arrivare suo figlio ebbe compassione. La compassione di Dio non è avere pietà: non ha nulla a che vedere una cosa con l’altra”.

Io, ha soggiunto, “posso avere pietà di un cane che sta morendo”, ma la compassione di Dio è altro: è “mettersi nel problema, mettersi nella situazione dell’altro, con il cuore di Padre”. E per questo, ha sottolineato, “ha mandato suo Figlio”:“Jesús curaba a la gente pero no era un curandero…”


“Gesù curava la gente – ha affermato – però non è un ‘guaritore’. No! Curava la gente come segno, come segno della compassione di Dio, per salvarla, per rimettere al suo posto nel recinto la pecorella smarrita, i soldi smarriti da quella signora nel portafoglio. Dio ha compassione. Dio ci mette il suo cuore di Padre, ci mette il suo cuore per ciascuno di noi. E quando Dio perdona, perdona come Padre e non come un impiegato del tribunale, che legge una sentenza e dice: ‘Assolto per insufficienza di prove’. Ci perdona da dentro. Perdona perché si è messo nel cuore di questa persona”. 


Gesù, ha soggiunto, è stato inviato per “portare la lieta novella, per liberare colui che si sente oppresso”. Gesù “è inviato dal Padre per mettersi in ciascuno di noi, liberandoci dei nostri peccati, dei nostri mali e per portarvi”.


“Y esto es lo que hace un cura, conmoverse, comprometerse…”
“Questo - ha detto – è quello che fa un sacerdote: commuoversi, impegnarsi nella vita della gente, perché un prete è un sacerdote, come Gesù è sacerdote. Quante volte – e poi noi dobbiamo andare a confessarci – critichiamo quei preti, ai quali non interessa ciò che succede nella loro congregazione, che non se ne preoccupano. No, non è un buon prete! Un buon prete è quello che si coinvolga”.


Un buon prete, ha ripreso, è quello che si coinvolge in “tutti i problemi umani”. Quindi si è soffermato sul servizio offerto alla Chiesa dal card. Javier Lozano Barragán, presente alla Messa, in occasione della celebrazione dei suoi 60 anni di sacerdozio. Francesco ha ricordato con gratitudine il suo impegno al dicastero per gli Operatori Sanitari, “nel servizio della Chiesa che presta agli ammalati”. “Rendiamo grazie a Dio – ha detto – per questi 60 anni di sacerdozio”, “dalla compassione di Dio ad oggi vi è una linea e questo è un regalo che il Signore fa” al card. Barragán: “Poter vivere così per 60 anni”.

 

Fonte: Avvenire - Alessandro Gisotti - Radio Vaticana

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31-10-2015 21:29
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Bartimeo è un uomo intelligente.

Si è collocato all'uscita di Gerico, verso Gerusalemme.

Chiunque si reca al Tempio "sente" di dovergli fare l'elemosina.

Inoltre, egli sa di essere cieco; cosa tutt'altro che scontata.

Quando passa Gesù, "sente" che il Maestro sta uscendo da Gerico.

Lo cerca con insistenza: vuole la Luce.

Egli è ricolmo di Fede, e l'insistenza palesa Speranza.

Qualcuno - che non sa di essere cieco - lo rimprovera.

Pensa che Bartimeo voglia chiedere al Maestro la materiale elemosina.

Anche sulla Croce, il cattivo ladrone penserà solo a salvare la vita terrena.

In quel caso, sarà il buon ladrone che cerca la Luce a rimproverare.

Anche all'ultimo momento è possibile chiedere a Gesù di illuminarci.

A Gesù che abbandona Gerico; a Gesù che abbandona la vita terrena.

Talvolta, Egli ci chiama attraverso altri: "Coraggio! Alzati, ti chiama!".

Possono essere Angeli, o Santi.

O può essere Gesù stesso, col volto del Prossimo sofferente (Carità).

A quel punto, dovremmo essere pronti a gettare via il nostro mantello.

A liberarci delle nostre (pseudo) sicurezze, per affidarci all'unico Salvatore.

Ben sapendo che, ottenuta da Lui la Luce, potrebbe chiamarci a seguirlo verso Gerusalemme.

Sulla strada della Croce. 

 

 

46]E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. [47]Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». [48]Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 

[49]Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». [50]Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. [51]Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». [52]E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

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25-10-2015 12:29
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La Cassazione ha condannato un pratese a pagare 16.500 euro di danni alla promessa sposa mollata nel 1999 una settimana prima del matrimonio

 

sposa abbandonataPRATO. Ha lasciato la promessa sposa con la scusa di avere un'altra relazione, dopo undici anni di fidanzamento e una settimana prima della celebrazione del matrimonio: per questo comportamento scorretto e non giustificato, adesso Lorenzo L., classe 1970, deve risarcire la ex, Patrizia M. di un anno più giovane, mollata nel 1999 a un passo dallo scambio degli anelli dopo che la malcapitata, all'epoca quasi trentenne, si era comperata l'abito bianco e si era accollata un mucchio di spese (mobili e lavori in casa) in vista della loro vita coniugale. Lo ha stabilito la Cassazione.

Ad avviso degli "ermellini" chi fugge dal matrimonio fuori tempo massimo, ossia dopo le pubblicazioni, e senza motivo valido, deve rimborsare le spese sostenute dal partner in vista del sì. Senza successo, il promesso sposo pentito ha cercato di non pagare i 16.500 euro di risarcimento ai quali era stato condannato dalla Corte di Appello di Firenze il 9 maggio 2011, come da lista spese esibita da Patrizia. I magistrati di secondo grado - contrariamente a quelli del Tribunale di Prato che nel 2007 avevano bocciato la richiesta risarcitoria - avevano stabilito che Lorenzo doveva ridarle tutti i soldi che lei aveva speso per l'abito, l'acquisto dei mobili e i lavori di ristrutturazione dell'abitazione del fidanzato dove i due avrebbero dovuto vivere. I lavori erano stati supervisionati dalla stessa Patrizia, geometra. Il verdetto è stato confermato dalla Suprema Corte che ha ritenuto "congrua e scevra da vizi logico giuridici" la sentenza di appello che "ha esaminato compiutamente tutte le testimonianze ritenendole non sufficienti a provare la sussistenza di un giustificato motivo di Lorenzo al non ottemperamento della promessa di matrimonio".

Invano, l'ex fidanzato inaffidabile ha protestato in Cassazione anche per quanto riguarda la quantificazione delle spese, liquidate a suo dire in misura eccessiva in quanto comprendevano non solo quelle contratte "per la celebrazione del matrimonio ma anche per ogni tipo di obbligazione relativa alla futura vita coniugale".
In proposito i giudici hanno concordato con la Corte di Appello che aveva osservato che "il totale degli esborsi si colloca tutto in epoca prossima al matrimonio evidenziando quindi il loro nesso eziologico con il matrimonio stesso". Una linea di pensiero condivisa dalla Cassazione che ha aggiunto che "non possono non essere considerate risarcibili tutte quelle spese (giustificate e finalizzate) che si sostengono in vista del matrimonio". Pertanto, in questo caso, "correttamente" sono state ritenute - concludono il loro verdetto gli alti giudici -

"risarcibili le spese provate da Patrizia e relative sia all'abito da sposa, sia agli arredi e sia ai lavori di ristrutturazione effettuati nella casa del futuro sposo, scelta quale casa coniugale". Lorenzo è stato condannato anche a pagare 5.200 euro per le spese del giudizio di Cassazione.

 

Fonte: Il Tirreno

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20-10-2015 15:30
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sinodo 2 412x260Non è stata una semplice commemorazione dei cinquant’anni del Sinodo quella svoltasi nell’Aula Paolo VI. Con il suo intervento nel mezzo di questo Sinodo, seguendo la via della sinodalità come dimensione costitutiva della compagine ecclesiale, papa Francesco ha portato tutti a ri-contemplare le fondamenta, il cuore del mistero stesso della Chiesa e della sua missione nel mondo. E quindi quei dinamismi che la rendono imparagonabile a ogni organizzazione umana. Che cos’è una Chiesa in ascolto? Qual è l’importanza delle Chiese locali, il ruolo dei vescovi e quello del Papa?

Anzitutto Francesco ha voluto ribadire il significato della sinodalità. Perché, come ha sottolineato, «quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è contenuto tutto in questo camminare insieme, laici, pastori, vescovo di Roma». Il Sinodo, «preziosa eredità del Concilio» e ripreso dal Vaticano II, altro non è che l’espressione della sinodalità della Chiesa antica.

La collegialità e la sinodalità rimandano infatti alla natura apostolica propria della Chiesa. E solamente nella cornice di questa natura si comprende il senso e la prospettiva ecclesiale indicati dal Papa. Dunque non è una scelta personalistica e discrezionale, un optional o un escamotage organizzativo, ma è il dinamismo proprio che lo Spirito Santo infonde alla Chiesa di Cristo e attraverso cui la guida fin dal principio.

Una sinodalità che riguarda e coinvolge in primis l’intero popolo di Dio, la moltitudine dei battezzati, i quali pertanto non possono essere considerati una mera massa a cui impartire istruzioni. Riprendendo la «Lumen gentium» papa Francesco sottolinea quanto già aveva espresso nell’«Evangelii gaudium» sul popolo di Dio che è santo «in ragione di questa unzione che lo rende infallibile "in credendo"». Il "sensus fidei", dice Francesco, impedisce perciò «di separare rigidamente tra "Ecclesia docens" ed "Ecclesia discens", giacché anche il gregge possiede un proprio "fiuto" per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa». Il cammino sinodale inizia pertanto ascoltando il popolo di Dio, che «pure partecipa alla funzione profetica di Cristo».

Così il Sinodo dei vescovi è il punto di convergenza di questo dinamismo di ascolto condotto a tutti i livelli della vita della Chiesa. E così una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare «è più che sentire perché è un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo "Spirito della verità" per conoscere ciò che Egli dice oggi alle Chiese».

Nel seno della Chiesa e dentro il santo popolo di Dio i vescovi fanno parte come pastori, ossia come servitori e testimoni. Attraverso la sinodalità si comprende quindi anche lo stesso ministero gerarchico. «Se capiamo che, come dice san Giovanni Crisostomo, Chiesa e Sinodo sono sinonimi, capiamo pure che nella Chiesa è necessario che qualcuno "si abbassi" per mettersi al servizio dei fratelli lungo il cammino». 

La loro unica autorità è il servizio. I vescovi perciò non sono dei rappresentanti come i deputati in Parlamento. «La fede non può essere rappresentata ma solo testimoniata», come ha pure ricordato il cardinale di Vienna Schoenborn nel suo intervento, che è da leggere in parallelo con questo di Francesco. E, in un simile orizzonte, lo stesso successore di Pietro altri non è che il "servus servorum Dei", custode del deposito della fede, chiamato a pronunciarsi come «pastore e dottore di tutti i cristiani», non a partire dalle sue personali convinzioni, ma come supremo testimone della "fides totius Ecclesiae" e garante dell’unità. Così il fatto che il Sinodo agisca sempre «non solo cum Petro, ma anche sub Petro, non è una limitazione della libertà, ma una garanzia dellunità».

Questo è l’orizzonte di autentica conversione pastorale e missionaria entro cui considerare anche il Sinodo attuale. Non il frutto di un’ingegneria istituzionale, ma l’essere docili davanti all’operare di Colui che è «artefice al medesimo tempo della pluralità e dell’unità, lo Spirito Santo». Solo così si condivide la stessa esperienza che gli apostoli vissero a Gerusalemme al loro primo Concilio.

 

Fonte: Stefania Falasca (Avvenire)

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19-10-2015 10:47
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Già le parole contano.

Da un Maestro non si pretende, se non l'insegnamento di qualcosa.

Singolare allora riconoscer taluno Maestro e "volere" qualcosa da Lui.

Eppure Gesù risponde con benevolenza.

Egli corrisponde alla pretesa dei suoi ambiziosi interlocutori.

E lo fa con l'unico possibile oggetto di tale pretesa.

L'insegnamento, appunto.

Solo chi "serve" gli altri "può" per davvero.

"Minister" è il servitore, il ministro per eccellenza.

E' Gesù è il Ministro universale: Pontefice tra la Terra e il Cielo.

Proprio perché si è messo "al servizio" di tutti.

Donando financo la propria vita per ciascuno di noi.

Questo atteggiamento, a nostra volta, ci determinerà in concreto la posizione.

Alla sinistra, o alla destra di Lui.

Abbiamo tutti, allora, il "potere" di scegliere.

 

[35]E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». [36]Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: [37]«Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». [38]Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». [39]E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. [40]Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». 

I capi devono servire

[41]All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. [42]Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. [43]Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, [44]e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. [45]Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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18-10-2015 11:54
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Piace pensare che il tale del Vangelo sia stato salvato.

Ovvero?

Egli cercava la "vita eterna".

Gesù lo ha fissato e lo ha amato.

"Amore" trova la sua radice etimologica in "a-mors": "immortale".

Secondo taluni Roma è la "città eterna" (anche) perchè è amoR, letto da destra a sinistra.

Il Maestro ha "amato" il tale che gli è corso incontro.

E gli ha fornito la chiave per raggiungere l'eternità.

Preferire Lui a qualunque altra cosa.

Chissà che il tale, fuggito via rattristato, non abbia dipoi seguito l'indicazione del Maestro.

Non abbia, cioè, orientato tutti i suoi beni al dettato del Vangelo.

Per un ricco è più difficile che per un povero.

Ma non è impossibile.

Perché nulla è impossibile a Dio.

 

[17]Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». [18]Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. [19]Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». 

[20]Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». [21]Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». [22]Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. 

Il pericolo delle ricchezze

[23]Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». [24]I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! [25]E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». [26]Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». [27]Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». 

Ricompensa promessa alla rinuncia

[28]Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». [29]Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, [30]che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. [31]E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».

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11-10-2015 12:21
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Da uomo. D'uomo. Donna.

Cambia la forma, ma non la sostanza.

E anche la forma converge verso l'Unità in certi momenti.

Quando l'Uomo e la Donna si uniscono in un atto di Amore.

Perchè l'Amore è Uno.

E tutto quanto vien fatto in nome dell'Amore è Uno.

I "Due" trovano una sintesi nell'Uno se si amano.

Altrimenti restano "due", divisi.

Ed è il diavolo che divide.

Mentre Dio, che è Amore, unisce.

Dall'Unione nasce il bambino, che è fragile e umile.

E, proprio per questo, capace di appartenere al Regno di Dio.

Che è quell'Uno dal quale il bimbo nasce.

Quell'Uno dal quale ciascuno di noi è nato.

Ed al quale è destinato a tornare.

Salvo che non lo voglia.

 

[2]E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E' lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». [3]Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». [4]Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». [5]Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. [6]Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; [7]per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. [8]Sicché non sono più due, ma una sola carne. [9]L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».[10]Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: [11]«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; [12]se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Gesù e i bambini

[13]Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. [14]Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. [15]In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». [16]E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

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04-10-2015 19:24
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Al discepolo che più ama, il Maestro ripassa la legge dell'Amore.

Tutti sono di Cristo.

Cristo unisce, non divide (come invece fa il demonio).

La regola è essere "per" noi; "per" Cristo.

Lo siamo "naturalmente", salvo che vogliamo con tutte le forze non esserlo.

E qualcuno ci riesce, a non voler essere di Cristo

A volergli essere "contro".

Anche all'interno della Chiesa, che non coincide col Regno di Dio.

La Chiesa è strumento del Regno di Dio.

Ma v'è chi appartiene alla Chiesa, e non al Regno di Dio.

E chi appartiene al Regno di Dio senza essere nella Chiesa.

Chi appartiene al Regno di Dio?

Chi dice ed opera nel nome di Cristo-Dio, che è l'Uno che tutti riassume.

E lo fa con tutto sè stesso: 

- opera con le mani per Dio;

- cammina coi piedi verso Dio;

- vede le cose con gli occhi di Dio.

Ed è pronto ad impedire lo scandalo, l'"inciampo".

Che la sua mano, il suo piede, il suo occhio possono procurargli per allontanarlo dal Maestro.

 

Uso del nome di Gesù

[38]Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». [39]Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. [40]Chi non è contro di noi è per noi.

Carità verso i discepoli

[41]Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.

Lo scandalo

[42]Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. [43]Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. [44][45]Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. [46][47]Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, [48]dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 

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27-09-2015 12:10
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Il Maestro insiste sul "segreto".

"Non voleva che alcuno lo sapesse".

C'è infatti rischio di fraintendimento.

E di conseguente smarrimento.

La logica di Dio non è quella dell'uomo.

Per l'uomo, spesso insidiato da Satana (a Cafarnao Gesù guarì un indemoniato), il potere è supremazia.

Supremazia sugli altri.

L'uomo vuole "primeggiare". E accoglie, adulandolo, chi "primeggia".

Sovente disprezzando, ad un tempo, chi non conta nulla: l'ultimo.

Per Dio, il potere è servizio.

Servizio verso gli altri.

In particolare, verso i più deboli.

Ecco "il bambino".

Chi, nella società ebraica, non aveva alcun potere.

Il fragile; colui che non ha armi di sorta.

Gesù lo abbraccia.

E, con lui, tutte i deboli del mondo...

 

Secondo annunzio della passione

[30]Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. [31]Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà». [32]Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.

Chi è il più grande?

[33]Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». [34]Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. [35]Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». [36]E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:

[37]«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

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20-09-2015 20:04
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La predicazione di Gesù raccontata da Marco, sino ad ora, è stata un fallimento.

Il Maestro sa bene che è facile per l'uomo travisare la Sua Parola.

E' facile non coglierne il senso. 

E, quindi, non adeguarvisi.

Lo dimostra Pietro, che riconosce il Cristo un minuto e nel minuto successivo Satana è con lui.

Basta pensare secondo gli uomini, ed è Satana a prevalere.

Solo pensando secondo Dio si "ascolta" (e si trasferisce) nel modo acconcio la Parola di Gesù.

Del resto, l'istinto dell'uomo è quello di pensare (ed agire) secondo i suoi parametri.

E' la logica del potere (terreno e materiale), richiamata evocativamente da "Cesarea di Filippo".

Nella logica di Dio, all'opposto, il Potere è nella Croce.

Mentre Cristo ha portato quella di tutti, ciascuno di noi ha la sua da portare.

Se la porta pazientemente, e pensa secondo Dio, salverà la sua vita per l'eternità.

Se invece ragiona secondo gli uomini, quella vita egli la perderà per sempre.

Sono parole difficili.

Da accogliere con lo Spirito e non con il sentimento.

E da trasferire a chi è pronto ad accoglierle con lo Spirito, e non col sentimento.

Siamo allora ammoniti severamente a non parlare del Cristo.

Se non quando lo Spirito ci guiderà a ragionare secondo Dio.

E guiderà il nostro interlocutore ad accogliere la Parola secondo Dio.

Altrimenti, travisamento e pericolosa mistificazione sono in agguato.

 

Professione di fede di Pietro

[27]Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». [28]Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». [29]Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». [30]E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

Primo annunzio della passione

[31]E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. [32]Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo.[33]Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

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13-09-2015 12:37
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