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Papa Francesco ha aperto la porta santa della basilica di San Pietro. Finita la messa sul sagrato, ha indossato un mantello bianco e ascoltato il diacono leggere le parole di introduzione al rito. Quindi è entrato nell’atrio e, dopo aver recitato una preghiera, ha salito i gradini e ha aperto la porta, sostando in silenzio sulla soglia.

Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. «Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore, di tenerezza». Lo ha detto il Papa nella messa giubilare, invitando ad abbandonare ogni paura e timore e vivere la gioia. L’invito del papa è dunque quello a non trascurare lo spirito del Buon Samaritano, emerso dal Concilio Vaticano II, rinnovando l’incontro tra la Chiesa e gli uomini e riprendendone la spinta missionaria di 50 anni fa.

Accettando di buon grado di sottoporsi ai vari controlli di sicurezza, tantissimi i fedeli che fin dalle prime ore di oggi sono arrivati in piazza San Pietro per raggiungere i posti per assistere alla cerimonia dell’apertura della Porta Santa. Persone che si sono svegliate in piena notte per arrivare per tempo, ed altre venute da luoghi più vicini, tutti sono stati controllati dalle forze dell’ordine che hanno presidiato l’area della piazza, mentre venivano chiuse al traffico le strade limitrofe. ‘Siamo qui con il cuore e per la pace, non temiamo attentati’, hanno detto molti pellegrini.

#TuttiUnitiperilGiubielo è l’hashtag lanciato dalle Comunità del Mondo arabo in Italia, con gli ‘auguri a Papa Francesco e ai cristiani’, la ‘condanna con fermezza di terrorismo e violenza’ e l’invito a ‘tutti i musulmani, cristiani, ebrei e tutte le religioni a unirsi contro il Terrorismo e gli assassini delle religioni’. L’appello-augurio è stato diffuso anche in Vaticano, durante la messa giubilare celebrata da papa Francesco.

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08-12-2015 11:54
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mirabelliUno degli aspetti dibattuti a proposito del processo in corso in Vaticano sulla pubblicazione illecita di documenti riservati riguarda la chiamata in giudizio di due giornalisti e la domanda se ciò sia contrario al rispetto del principio della libertà di stampa. Ne abbiamo parlato con un insigne giurista, il prof. Cesare Mirabelli, già giudice della Corte Costituzionale italiana per diversi anni e presidente della stessa Corte, e ora consigliere generale dello Stato della Città del Vaticano

 

D. – Prof. Mirabelli, il processo in Vaticano che vede imputati fra gli altri i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi mette in qualche modo in dubbio la libertà di stampa?

R. – Non mi pare proprio. La libertà di stampa è comunque garantita. Il giudizio che deve essere dato è se questi documenti siano stati acquisiti in maniera corretta; se sono cose provenienti da reato, se vi è una partecipazione dei giornalisti alla sottrazione illegale – starei per dire “delittuosa” – di questi documenti.

D. – Il promotore aggiunto Zannotti ha detto che non si contesta la pubblicazione di notizie o la diffamazione, ma il modo in cui sono stati acquisiti questi documenti …

R. – Certo, se questo costituisce reato, è questo reato che può essere punito. Questo non significa che vi sia un divieto o una limitazione al giornalismo di inchiesta, che ha anche una positività perché mette in luce delle criticità che ci sono e informa sotto questo aspetto l’opinione pubblica. Tuttavia, il giornalismo d’inchiesta non significa una acquisizione di documenti con atti o commissione di reati per procedere a pubblicare informazioni.

D. – Anche in Italia ci sono limiti alla pubblicazione di notizie…

R. – La libertà di stampa comprende certamente la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di esprimere giudizi, di pubblicare atti o documenti; ma vi possono essere dei limiti quando questo riguardi – ad esempio – la sicurezza dello Stato o altri elementi che si riferiscono a atti o documenti riservati. Perciò, il limite alla libertà non significa conculcare la libertà di informare. Vi è un elemento che riguarda le modalità con le quali la documentazione viene acquisita – come in questo caso – o anche la natura di alcune informazioni che possono rimanere riservate.

D. – C’è chi asserisce che questi due giornalisti sono processati ingiustamente, contro l’articolo 21 e 51 della Costituzione italiana che tutelano la libertà di stampa e il giornalista che esercita il diritto di cronaca…

R. – Si invocano due norme costituzionali italiane: in realtà, bisogna considerare che ci troviamo in un altro Stato, lo Stato della Città del Vaticano con proprie leggi e propri principi. E tuttavia, gli stessi principi di libertà di manifestazione del pensiero e di informazione sono autonomamente presenti nell’Ordinamento vaticano: non si può fare certamente riferimento ad articoli della Costituzione italiana, ma è garantita la libertà di espressione anche nello Stato della Città del Vaticano, in base a principi propri. Questo non significa che, appunto, non vi possa essere una sanzione penale quando si ha un uso inappropriato della libertà: ad esempio se nella stampa offendo l’onore di altre persone o assumo posizioni calunniose, pubblico notizie del tutto calunniose, certamente sono perseguibile penalmente: allora siamo al di fuori dell’esercizio della libertà di stampa e della libertà di manifestazione dell’opinione.

D. – Nell’Ordinamento del Vaticano è garantito il diritto a manifestare il proprio pensiero …

R. – Riterrei proprio di sì! In questo processo non si vuole contraddire questo diritto, ma perseguire un reato che è previsto dalla legge penale vaticana. Questa legge non ha un contenuto singolare, perché molte legislazioni prevedono sanzioni quando sono sottratti documenti che riguardano la vita dello Stato e che l’Ordinamento ritiene di dovere in qualche modo tutelare.

D. – Un processo, dunque, che si celebra all’interno di uno Stato di diritto …

R. – C’è un tribunale che giudica in un processo nel quale è garantito il contraddittorio tra le parti; è un processo pubblico nel quale quindi vi è un giudice terzo rispetto all’accusa e alla difesa, e accusa e difesa presentano ciascuna le proprie prove che saranno valutate dal tribunale. Perciò, mi pare che ci siano tutte le garanzie per un giusto processo: un giusto processo che riguarda anzitutto una accusa su un reato, su un fatto che costituisce reato, con la garanzia che si direbbe “di stretta legalità”, cioè il fatto che costituisce reato è previsto, è punito da una legge anteriore rispetto al fatto commesso. La garanzia che dev’essere assicurata è la non retroattività della legge penale: in questo caso, non abbiamo una legge penale retroattiva che punisce questi fatti che si asseriscono commessi. Allo stato, siamo in presenza di un’accusa da parte del pubblico ministero, come avviene in ogni ordinamento, e di una difesa che si esprimerà nel processo.

D. – Qualcuno ha parlato di ingranaggio inquisitorio dietro il quale ci sarebbe il codice Zanardelli del 1889 …

R. – Questo mi fa sorridere, perché si è a lungo detto che il Codice Zanardelli ha un’impostazione liberale rispetto al Codice Rocco, al codice autoritario fascista che, sia pure depurato di alcuni reati, è presente ancora nell’Ordinamento italiano.

D. – C’è chi ha ipotizzato il reato di ricettazione …

R. – La ricettazione si ha quando si acquisiscono cose per trarne profitto, sapendo che queste cose provengono da reato. Anche questo può essersi verificato; in questo caso credo che si tratti di un reato probabilmente commesso in territorio italiano, anche se i problemi di territorialità si pongono in maniera diversa: ci sono dei reati per i quali si può essere perseguiti anche se commessi all’estero, quando toccano l’interesse dello Stato, siano essi commessi dal cittadino e anche commessi dallo straniero.

D. – E’ stato contestato il fatto di non potersi difendere attraverso avvocati di fiducia …

R. – Qui c’è da precisare forse un aspetto. In ogni Ordinamento dev’essere assicurata naturalmente la difesa tecnica, e la difesa tecnica è assicurata o scegliendo il proprio avvocato – l’avvocato di fiducia – o attraverso la nomina di un difensore d’ufficio, ma il difensore dev’essere un difensore che sia iscritto in appositi elenchi o albi – in Italia diremmo dell’Ordine degli Avvocati – e nello Stato della Città del Vaticano, nell’Ordine – usiamo questo termine – degli Avvocati che sono iscritti negli albi in quello Stato, in quell’Ordinamento. Perciò, non è che può essere ammesso al patrocinio chi non è iscritto in quegli Albi o non è ammesso in precedenza dallo stesso tribunale a difendere dinanzi a sé. Come in ogni Ordinamento.

D. – Questo processo non è una sentenza, è un accertamento dei fatti …

R. – Ogni processo tende a questo: inizia con una imputazione, un’accusa, vi è un dibattimento per accertare se i fatti sono stati commessi e se vi è una responsabilità degli imputati; il processo non è segreto: è un processo pubblico, lo stiamo seguendo tutti. Solamente all’esito ci sarà una sentenza, cioè un accertamento motivato, una sentenza che avrà una motivazione ed esprimerà le ragioni per le quali vi è una responsabilità penale e quindi una condanna, oppure non vi è una responsabilità penale e quindi vi sarà un’assoluzione.

Fonte: Radio Vaticana Italia

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08-12-2015 08:40
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Dio è superiore ad ogni potentato terreno.

E' sopra a tutto.

La Sua Parola passa attraverso il potere degli uomini.

Lo penetra.

E scende su Giovanni il Battista.

Al potere dell'uomo è sovente associato il peccato.

E occorre conversione quando il potere di Dio la richiede.

Il Potere-Servizio attraversa dunque il potere-autorità.

Così, i vuoti vengono colmati.

E le escrezioni della superbia spianate.

Del resto, la salvezza di Dio è ormai alla portata di "ogni uomo".

Non più soltanto del popolo eletto.

E le va preparata la strada.

Nel cuore di ciascuno.

 

Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène, [2]sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. [3]Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, [4]com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: 

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
[5]Ogni burrone sia riempito,
ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti;
i luoghi impervi spianati.
[6]Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

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06-12-2015 12:08
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Queste parole possono apparire strane.

Specie nella prima Domenica di Avvento.

Si annuncia la nascita di Gesù; e si parla di catastrofi.

Peggio, si parla di morte.

La verità è che ogni nascita è una ri-nascita.

E presuppone una morte.

Nell'utero, il feto è "sepolto"; e di lì, viene alla vita.

La nascita di Gesù, il Figlio dell'Uomo, prefigura già la Sua morte e resurrezione.

E prefigura la morte di ciascuno di noi, orientata ad una ri-nascita.

Il Cristo rinascerà in noi, e noi rinasceremo in lui, quando ci libererà dalla zavorra del nostro corpo.

Quello che ci imprigiona in questo mondo.

Ma siamo davvero pronti a quel momento?

Che, come ogni morte, in realtà è una ri-nascita.

Il nostro Natale; il Natale di ciascuno di noi dinanzi al Signore.

Le catastrofi cosmiche e la manifestazione gloriosa del Figlio dell'uomo

[25]Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, [26]mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

[27]Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.

[28]Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Parabola del fico

[29]E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; [30]quando gia germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina.[31]Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. [32]In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. [33]Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Vegliare per non essere sorpresi

[34]State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; [35]come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. [36]Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».

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29-11-2015 15:39
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Cristo è il Re della Verità.

Il demonio è invece il re della menzogna.

Il Trono di Cristo è la Croce: la verità non è sempre piacere.

Anzi.

Sovente la verità fa male: è sofferenza.

Ma il trono di Cristo, Re dell'Universo, dispensa Misericordia.

Il popolo ebraico ha consegnato Gesù a Pilato.

Ha consegnato il Re della Verità a tutto il mondo.

Gesù è nato ebreo, ed è il Re di tutti.

Anche di coloro che non credono in lui.

Egli è il Testimone della Verità.

Della Luce.

 

[33]Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». [34]Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». [35]Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». [36]Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». [37]Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

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22-11-2015 12:29
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In questo momento storico di particolare complessità geo-politica assume un rilievo di particolare evidenza la politica.

Gli attentati di matrice islamica, ISIS oggi e precedentemente quelli di Osama Bin Laden, hanno colpito i maggiori paesi mondiali creando tensioni di ordine pubblico ed instillando paura generalizzata.

L’Italia risulta, al momento, immune da attentati di origine terroristica – islamica, non per motivi aleatori o di fortuna e nemmeno per l’impenetrabilità del sistema difesa, ma per una politica estera lungimirante ascrivibile al periodo della c.d. prima repubblica.

Infatti sia il Governo Andreotti che successivamente quello di Craxi hanno sviluppato con i paesi medio orientali un canale sia culturale che economico il quale ha garantito un sistema di stabilità regionale.

Pertanto, come paese Italia beneficiamo di circa venti anni di politica estera ascrivibile alla c.d. prima repubblica che ha avuto come scopo principale il dialogo e la comprensione con i paesi medio - orientali.

Questo percorso politico, anticipando i tempi, ha messo in atto un processo di integrazione il cui maggiore frutto è stata la costruzione a Roma della Moschea più grande d’Europa.

Allo stato attuale è necessario intervenire con una politica, attenta, del dialogo che sappia individuare i fattori critici in medio oriente che foraggiano lo Stato Islamico e successivamente rimuoverli senza indugio e senza considerare le ricadute economiche.

L’unilateralismo di Hollande non fa altro che inasprire la lotta senza rimuovere le cause vere.

Un ultimo fattore da osservare riguarda il periodo storico in cui si sono svolti gli attentati terroristici che hanno colpito i paesi occidentali.

L’attacco alle Torri Gemelle dell’11/09/2001 è stato compiuto sotto la presidenza di Bush jr

L’attacco a Parigi del 13/11/2015 è avvenuto sotto la presidenza Hollande.

In ambedue le situazioni la risposta nazionale ha portato una guerra devastante, in Irak, i cui risvolti politici sono ancora da definire ed un attacco allo stato Islamico prevedibile.

Sicuramente una maggiore ponderazione dei governanti nella scelta di politica estera avrebbe evitato scenari come quelli attuali contraddistinti da una crescente instabilità di tutto il medio oriente.

In conclusione il terrorismo islamico colpisce paesi che in un particolare momento storico sono governati da personaggi spinti più dall’agire che da una attenta riflessione.

Questo atteggiamento dei governanti, comprensibile dal punto emotivo, è tuttavia foriero di ulteriori conseguenze negative assai più gravi come la radicalizzazione della guerra in uno scenario pseudo religioso.

GIANFRANCO TOSCHI

    

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20-11-2015 13:07
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La generazione è quella umana.

Essa non sarà passata prima della manifestazione di Gloria di Dio.

Perché tutto passa, ma non la Sua parola.

Sappiamo realmente concentrarci su ciò che ci accade attorno?

Sappiamo vedere che al giorno si alterna la notte; che al Sole si alterna la Luna?

Qualunque cosa accade, anche la più cruda, i cicli si ripetono.

Le stagioni si alternano, in una morte e una ri-nascita continua.

Come possiamo pensare che alla tribolazione della morte non segua una rinascita?

Non siamo capaci, invero, neanche di osservare la Natura.

E i cicli che essa sempre ci ri-propone.

Quando il fico mette le foglioline, esso sembra morto.

Ma in realtà non lo è.

L'apocalisse è allora quotidiana, nel nostro presente.

Ma il nostro futuro è un futuro di ri-nascita dopo la morte.

Che non sappiamo quando giungerà

Sappiamo solo che giungerà.

E con essa, appunto, una ri-nascita all'Eterno.

 

 

24In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

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15-11-2015 15:11
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Le folli gesta dei terroristi islamici a Parigi riempiono i media del mondo. Giusto e giustificato, secondo la logica corrente della informazione. Ma anche pericoloso e sbagliato. Fornire una enorme cassa di risonanza a chi uccide per una distorta lettura dell’islamismo produce un pericolosissimo effetto boomerang, aiuta la violenza, fa proseliti, è pubblicità gratuita ad un disegno di morte. Meglio sarebbe abbassare i toni, evitare i commenti e i proclami, raffreddare le notizie, anestetizzare il dolore. Gli attentati sono fatti per spargere terrore, per destabilizzare, il peggior danno che si può fare ai terroristi è quello di ridurre al minimo gli effetti propagandistici dei loro atti. Ma ci vuole un enorme sforzo comune, una strategia che superi i confini, la consapevolezza di muoversi insieme verso un unico obiettivo. Cosa tutt’altro che facile. Molto più semplice dare il microfono in mano a chiunque, amplificare le testimonianze, diffondere particolari. Così facciamo il gioco dei cattivi e dei violenti. Non ne usciremo mai.

Fonte: Online News

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14-11-2015 10:38
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C'è chi "dice" di affidarsi a Dio.

E chi Gli si affida ciecamente, in modo incondizionato.

Lo ha fatto Maria, allorché l'Angelo Le ha annunciato la divina Maternità.

Gesù si manifesterà in tutta la Sua Gloria; e Maria sarà già vedova.

Nel Vangelo non si parla infatti di Giuseppe sotto la Croce.

Anche un'altra povera vedova, simbolo di umiltà e debolezza estreme, si affida a Dio senza riserve.

Nella Palestina del tempo, la considerazione per le donne era pari a zero.

Se poi erano vedove, neppure il marito poteva più sostenerle.

Questa umile vedova sa bene che la molteplicità che la circonda è fallace.

Sa che gli opposti sono capaci di sintesi.

Sa che tutto converge verso l'Uno: Dio Creatore.

Getta allora nel Tesoro del Tempio i soli due spiccioli che ha.

Affinchè diventino il quattrino "unico" al quale anela.

La sua ricompensa nei Cieli.

Da ultima (formale), ella sarà prima (sostanziale).

Al contrario degli scribi, sempre primi (formali), che saranno ultimi (sostanziali).

 

Gli scribi giudicati da Gesù

[38]Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, [39]avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. [40]Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave».

L'obolo della vedova

[41]E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. [42]Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. [43]Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. [44]Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

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08-11-2015 12:16
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ferie magistratiLa Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata dal tribunale di Ragusa sulla riduzione delle ferie per i magistrati, da 45 a 30 giorni, contenuta nel decreto legge approvato lo scorso anno in materia di arretrato civile. La Corte ha bocciato il ricorso "per difetto di motivazione in punto di rilevanza": quando il rimettente "non spieghi adeguatamente le ragioni per le quali ritiene di dover applicare la norma della cui legittimità costituzionale dubita per proseguire nel giudizio pendente dinanzi a sé, la questione - si legge nella sentenza n. 222 depositata oggi - è inammissibile". Nel caso in esame "nell'itinerario argomentativo seguito dal giudice a quo - osserva la Consulta - non è ravvisabile alcun elemento che chiarisca le ragioni per le quali egli ritiene di dover fare applicazione delle disposizioni censurate, per consentire la
prosecuzione del procedimento in corso". 

Nel caso in esame "nell'itinerario argomentativo seguito dal giudice a quo - osserva la Consulta - non è ravvisabile alcun elemento che chiarisca le ragioni per le quali egli ritiene di dover fare applicazione delle disposizioni censurate, per consentire la prosecuzione del procedimento in corso". La Corte ricorda inoltre di aver "già avuto più volte occasione di delineare l'ambito di applicazione e la finalità dell'istituto della sospensione feriale dei termini processuali, precisando che esso, nato dalla necessità
di assicurare un periodo di riposo a favore degli avvocati e procuratori legali è anche correlato al potenziamento del diritto di azione e di difesa, richiamato dall'articolo 24 della Costituzione a cui "deve essere accordata tutela, quando la possibilità di agire in giudizio costituisca per il titolare l'unico rimedio per far valere un suo diritto. Risulta, dunque, evidente - conclude la sentenza - che l'individuazione del periodo di sospensione feriale dei termini processuali risponde a un'esigenza di garanzia dell'effettività del diritto di difesa nel periodo di riposo degli avvocati, ben diversa da quella sottesa alla previsione del periodo di congedo ordinario dei magistrati, cui sono viceversa indirizzate, a titolo esclusivo, alcune delle censure" sollevate dal tribunale di Ragusa

 

Fonte: Libero Quotidiano

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06-11-2015 14:25
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