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Uno degli argomenti maggiormente discussi della riforma costituzionale oggetto del recente referendum ? stato il "federalismo", cos? riassumendosi, forse, per esigenze "divulgative" (o di marketing ?), l’insieme delle disposizioni relative ai rapporti tra lo Stato centrale, le Regioni e le autonomie locali.

Al di l? dell’esito del referendum ? possibile fare qualche riflessione.

Sarebbe il caso di ricordare che all’atto della formazione dello Stato Unitario, nel 1860-61, l’opzione "federale" era, addirittura, quella preferita dalla classe dirigente della nuova Italia, ma entro il 1865, quando si concluse il processo di unificazione amministrativa e giuridica, l’organizzazione statuale era unitaria e centralista.

La ragione di fondo fu il sostanziale "crollo" delle istituzioni degli Stati pre-unitari che avrebbero dovuto costituire gli apparati sub-nazionali dello Stato federale.

In altri termini, come ribadito da recenti ricerche storiche, l’elemento centrale perch? si costituisca uno Stato federale ? "la capacit? infrastrutturale".

Tale definizione designa la capacit? di funzionamento di una struttura statuale-amministrativa.

Conseguentemente, se volessimo impostare in modo coerente e logico il discorso sull’opportunit? o meno di un maggiore decentramento e trasferimento di competenze dallo Stato centrale agli enti locali dovremmo considerare anche l’aspetto del funzionamento delle organizzazioni pubbliche, accanto a valutazioni di carattere culturale ed etnico.

In altri termini, quali sarebbero gli effetti del cattivo funzionamento delle strutture amministrative sub-nazionali? Ed ? credibile la risposta comunemente avanzata in questi casi, ossia che gli elettori punirebbero i "cattivi" amministratori? Nel caso di un funzionamento "sub ottimale" anche delle strutture dello Stato Centrale cosa accade?

Credo che il discorso debba essere anche pi? ampio, poich? ? necessaria l’analisi del reale funzionamento del sistema politico, a livello locale e centrale, dei suoi sistemi di selezione del personale e gestione "del potere".

Questi sono alcuni degli aspetti essenziali del problema che non pare siano stati affrontati in modo adeguato finora, a parte analisi specialistiche, ma che, invece, dovrebbero essere posti all’attenzione dell’opinione pubblica.

Troppo spesso vi sono analisi, anche in parte approfondite, ma incomplete, la sensazione ? che manchi la volont? di delineare l’intreccio dei problemi, che potrebbero, a grandi linee, riassumersi in questi termini:

  • Incompleta trasformazione del sistema politico, dove abbiamo vecchi, ed indeboliti, soggetti e nuovi (?) protagonisti, ma con il permanere, (immutabile?), di logiche di controllo e scambio e la difficolt? a comprendere ed a rappresentare l’evoluzione sociale, a parte il ruolo di cordate, corporazioni e categorie;
  • Evoluzione dell’economia italiana, senza che siano stati risolti gli annosi problemi legati alla classe imprenditoriale e finanziaria ed alla scarsa propensione alla concorrenza ed all’innovazione;
  • Progressiva "sclerotizzazione" della societ?, dovuta ai non risolti ed aggravati problemi del sistema scolastico ed universitario ed alla continua difficolt? a creare meccanismi di mobilit? sociale che premino il merito e spezzino il peso di corporazioni e cordate, pi? o meno parassitarie;
  • Continuo funzionamento "sub-ottimale" delle strutture pubbliche, dove si sviluppano logiche e rendite di tipo "proprietario-parassitario" a scapito del merito dell’efficacia e della neutralit? dell’amministrazione;
  • Deterioramento costante del "discorso pubblico", dovuto alle cause precedenti, ne potrebbe essere una spia l’abnorme, e voluto, ricorso a schemi retorici elementari, quali gli slogan, per ridurre la complessit? delle questioni a pochi schematismi funzionali a possibili manipolazioni.

Roma, li 29 giugno 2006,

Renato Vespia

 

 

 

 

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07-07-2006 02:00
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E' il momento tanto atteso. Dopo 4 anni, i ventilati "tradimenti" sono per lo pi? fandonie da bar: anche le donne (mogli, figlie, fidanzate) spostano, ricalibrandoli, i loro appuntamenti con lo shopping. Riaffiorano le bandiere dalle soffitte e dalle cantine.

Tutti si ricordano di essere un p? italiani; si ripassa l'inno nazionale, si fanno le prove generali di tifo: gli "Azzurri" di nuovo in campo.

Confesso che seguir? poco le gare di questo mondiale; e, con riluttanza, quelle che vedranno impegnati i "nostri".

Il problema si chiama "rappresentativit?": dopo quello che ? emerso di recente, e che tutti ormai conoscono come "calciopoli", con quale spirito disincantato potr? difatti giudicare anche la miglior prodezza balistica compendiatasi in "goal" ?

Gl'? che i mondiali di calcio rappresentano una vetrina delle Nazioni sul mondo; non ? un caso se la discesa in campo dell'Iran - come squadra di calcio, s'intende - faccia oggi pi? notizia sul piano politico che su quello tecnico e sportivo.

Le squadre di calcio "rappresentano" le Nazioni dalle quali provengono nel "circo" del mondiale teutonico e nell'orbita giga-mediatica che lo circonda.

E l'Italia la rappresentano loro: gli "Azzurri". Questi "Azzurri".

Non importa il calcio nostrano che c'? dietro; non importa quanto dirigismo, quanta corruzione, quanta poca sportivit? lo accompagni. Non importa che tipo di Italia - calcisticamente parlando - giunge in Germania per sottoporsi al giudizio del popolo dei tifosi sparso nel globo.

Conoscenti, specie negli spogliatoi della palestra che ospita i miei dilettantistcii allenamenti, continuano quotidianamente a discorrere di calcio; in questi giorni pi? di sempre, dimentichi di tante negativit? sociali che, del pari quotidianamente, intristirebbero anche il pi? impietrito dei cuori.

Il far west di ogni giorno - tra stupri collettivi, bimbi che spariscono nel nulla et similia - viene  innocentemente celato dal "manto" del pallone, che in Italia giace in un letto di morte, ma il cui fantasma aleggia in qualche modo negli stadi tedeschi.

Se qualcosa di buono pu? riconoscersi allo sport in genere, e al calcio in specie - capace normalmente solo di distrarre le masse da cultura ed informazione (il panem et circenses di romana memoria) - ? il potere di unire tutti nel tradizionale "Forza Italia" (senza, ovviamente, allusioni politiche....).

Ma in un'ottica di piena, corretta, sportiva rappresentativit? Nazionale. In caso di deficit di quest'ultima, anche il tifo potrebbe tristemente cambiare rotta....

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11-06-2006 02:00
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 Relazione tenuta da Rosario Salamone a Montecassino il 3 giugno 2006 in occasione del Settimo Convegno annuale del GRUSTAMA.

     Benedetto,  attuale/inattuale

 

 

   Ringrazio con particolare affetto tutti voi amici del Grustama e, segnatamente, il ROG, il responsabile organizzativo, ingegner Bruno Trill?, per avermi invitato a svolgere questa comunicazione – breve, non abbiate timore – qui a Montecassino, ospite dei monaci benedettini.

  

   Domani ? Pentecoste, il giorno dell’anno liturgico in cui la fiammella dello Spirito Santo accende

negli uomini la facolt? di parlare, capendosi. Gillo Dorfles, molti anni fa, titol? un suo breve saggio

‘Eteroglossia della Torre di Babele e omoglossia pentecostale’,  riferendosi proprio al binomio incomunicabilit?/comunicabilit? quale confine e limite della vita sociale.

   Viene da chiedersi come mai un linguista, uno studioso di Estetica, prenda in prestito un concetto ricavato dalla Scrittura per svolgere un’argomentazione caratterizzata da una forte pregnanza formale propria della pretesa laicit? e autonomia del pensare filosofico.

   Riflettevo banalmente, ma guarda che tutta la cultura, quella vera, ? contaminazione, un’infezione bella e buona, senza la quale lo stesso vivere diventa insipido e stucchevole.

    Sembra oggi che certi intellettuali abbiano una visione del mondo simile alla Citt? ideale di Luciano Laurana, oppure alla metafisica delle piazze di Giorgio De Chirico, in assenza di uomini e di voci, fossero anche bestemmie, dove le ombre sono solo quelle delle statue di marmo.

 

   Avete visto con quale determinazione sia stata rimossa la pretesa di affermare “le radici cristiane dell’Europa” nei documenti dell’Unione Europea.

Altro che omoglossia pentecostale !

    Eppure il centro dell’Europa ? Montecassino e Benedetto il Patrono dell’Europa.

 

   A dire il vero gli uomini del Nord non fanno una gran figura. Basti scorrere la prima biografia di Benedetto, contenuta nel II° libro dei Dialoghi di Gregorio Magno, per constatare come i Goti e, almeno in parte i Longobardi, oltre che linguisticamente barbaroi, siano antropologicamente dotati di ‘scarsissima intelligenza’ e, tanto per fare un nome, Totila, uno per natura ‘insincero’.

   La proverbiale cattiveria del re goto era tale che, dopo l’incontro con Benedetto, come riferisce Gregorio Magno, non si convert?  pur diminuendo di molto la sua crudelt?.

 

  Permettetemi la digressione, ma questa ‘attenuazione’ della crudelt? di Totila mi ricorda molto ci? che disse una volta Ennio Flaiano di una donna bruttissima, ma veramente brutta, che dopo un’ora passata davanti allo specchio a truccarsi divent? semplicemente brutta.


   Questa idea della sapiente declinazione delle inclinazioni, dello spettro vastissimo delle attitudini,

dei vizi e delle virt? umani, rappresenta uno dei tratti salienti della Paideia monastica di Benedetto.

Secondo una tradizione propria dei grandi mistici, la via della santit? indicata da Benedetto aderisce totalmente al concetto di ‘sottrazione’. Si diventa santi per ‘sottrazione’, per ‘privazione’.. Qualcuno dice anche, ‘per distrazione’. Ma anche in questo caso il significato rimane sostanzialmente lo stesso.

 

   Il servo di Dio, come lo definisce Gregorio Magno, afferma al Cap. XXXIII della Regola, che nel monastero “il vizio della propriet? deve essere assolutamente stroncato fin dalle radici e nessuno pensi di avere nulla di proprio, assolutamente nulla, n? un libro, n? un quaderno o un foglio di carta e neppure una matita, dal momento che ai monaci non ? pi? concesso di disporre liberamente neanche del proprio corpo e della propria volont?…”

Un incisivo programma di k?nosis, di svuotamento del s?, per disporsi lungo l’asse verticale del totale amore di Dio e per Dio, termini diversi e complementari. Ecco tolta sostanza alle sostanze,

l’affezione alla roba privata di senso. Pensate a quante intelligenze si sono impegnate nella storia del pensiero occidentale a discutere del concetto di reificazione e al derivato filosofico e psicoanalitico delle forme di alienazione, la ‘malattia troppo umana dell’uomo’, da Hegel a Luk?cs, da Marx a Lacan.  

 

  L’ordine del tempo, il travaso delle ore nella liturgia e viceversa, le opere e i giorni dell’uomo misurati dal metro della assoluta significanza di tutto ci? che esiste, quasi fosse un racconto della vita dell’uomo sub specie aeternitatis.

   Jacques-Benigne Bossuet, proprio lui, il precettore del Delfino di Luigi XIV, espresse il giudizio che la Regola di Benedetto sarebbe stata “un dotto e misterioso compendio di tutta la dottrina del Vangelo”.

 

   Il genio di Benedetto approda alla definizione di una forma di societas monastica che supera di gran lunga le tante sperimentazioni cenobitiche fiorite tra Oriente e Occidente tra il tardo Impero e l’alto Medioevo, quando l’esigenza di un “corpo a corpo con Dio” mutuava esperienze di vita talora apprezzabili sotto il profilo della volont?, pi? spesso sgangherate sotto il profilo dell’efficacia salvifica di esistenze eremitiche abbrutite ed errabonde.

 

  Due tonache, due cocolle. Una per l’estate, l’altra per l’inverno.

Una volta consumate da destinare ai poveri, un ciclo virtuoso nel circuito dei poveri di spirito e dei poveri tout court.

La Regola di Benedetto ? per i monaci eccellenti, i cenobiti. Nelle divisioni minori gli eremiti, poi i sarabaiti – molli come il piombo -, infine i girovaghi. Come dire, n? tetto n? legge.

 

   La Chiesa ? Aufbau, ? Architettura intesa come Scienza delle costruzioni. Le fondamenta, i muri maestri, le coperture. Il monachesimo benedettino ha combattuto le varianti erratiche, causate dalla disgregazione del mondo romano, varianti che si sono presentate mediante l’espressione di esistenze ‘disarticolate’ e fuori controllo.

 

   Si prega insieme, si dorme insieme, si lavora insieme. Chi ritarda agli appuntamenti viene redarguito, censurato e finanche punito, ad insindacabile giudizio dell’abate. L’uomo cristiano ? pensato per avere la schiena dritta, il lavoro, la preghiera, lo studio.

   Questo ? il modello e i monaci benedettini ne esprimono l’ideale ascetico, contemplativo, nell’alternanza della veglia – la vita activa – e del riposo. Non si dorme, si riposa. Si mangia quando si deve, non quando e quanto si vuole. La fase fondativa della Regola possiede una linearit?

essenziale.

   Non si debbono chiedere “obbedienze impossibili” (cap. LXVIII). Se il carico ? superiore alle forze il monaco lo dir? all’abate. L’amore di Dio non pu? viziarsi in un estremismo spirituale da vette himalayane.

 

   Avrei voluto intitolare questa comunicazione “Senza mormorazione”, in linea con la continua raccomandazione rivolta ai monaci da Benedetto. Niente borbottii, niente mormorazioni, tipici di chi ? malcontento e parla a mezza bocca. Nel monastero regna la precisione del silenzio, il canto liturgico, il rumore delle attivit?. Fuori, la nave del mondo strepita e cigola e fa sarabanda. “Fratelli,

non mormorate !”.

 

  Nel 1987 credo, quando avevo ancora la fortuna di insegnare, mi trovavo in viaggio con i miei studenti di maturit? a Parigi. Entrammo per caso nella Chiesa dei Santi Protais e Gervais, in rue des Barres, con l’idea di sederci e riposare un poco.

   Che strano, non c’erano panche e molte persone erano inginocchiate in terra a pregare. Nella navata laterale una suora lavava il pavimento con uno straccio bagnato. Le chiesi a che ora fossero i Vespri, mi rispose, Al tramonto.

    Senza saperlo eravamo entrati nel luogo dove sono nate le Fraternit? Monastiche di Gerusalemme, fondate da Pierre-Marie Delfieux. Monaci nelle citt?.

 

   Al  tempo di Benedetto gli uomini riparavano negli eremi e nei monasteri lontani dalle citt?, devastate dalla decadenza e dalle invasioni barbariche. Oggi la solitudine e la privazione popola la scena urbana. Oggi, nella sequela di Benedetto, ? possibile auspicare un monachesimo nelle citt?.

E’ scritto nella Regola di Monaci nelle citt? “ non hai sposato il monachesimo urbano a titolo di solidariet?, di apostolato, e neppure di testimonianza, ma innanzitutto per contemplare Dio gratuitamente e incessantemente nella sua immagine pi? bella che ?, prima ancora della solitudine, della montagna, del deserto o del Tempio, la citt? degli uomini, volti del Volto di Dio e riflessi dell’Icona del Cristo. Monaco o monaca di Gerusalemme, tu sei nel cuore della Citt? di Dio”.

L’eredit? di Benedetto ? ben viva.

 

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08-06-2006 02:00
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Da circa 12 anni mi occupo, prevalentemente, di critica cinematografica. Ed era del film "Il Codice da Vinci" che mi volevo occupare, dopo averlo visto. Per?, credo che le recensioni apparse sui giornali di tutti i continenti all'indomani della proiezione in anteprima mondiale, a Cannes, del film di Ron Howard tratto dal romanzo di Dan Brown, abbiano sciolto ogni dubbio sulla straordinaria pochezza dell'opera cinematografica. Quindi, almeno su questo tema, non c'? bisogno di aggiungere altro. Approfitto, pertanto, per parlare dell’operazione commerciale "Codice da Vinci" in toto, pur conscio che non basterebbe un sito intero per smontare quello che si profila come uno dei pi? grandi raggiri intellettuali di sempre. Non voglio essere ipocrita; la chiesa cattolica ? imperfetta e non raramente parla bene agendo male. Ma uno scrittore non eccelso ed il suo editore (uno che persegue spudoratamente fini di lucro, non certo un benefattore che si prodiga per il bene dell'intelletto e dello sviluppo dell'umanit?), il regista Ron Howard e la Columbia Sony (e l'enorme giro di affari che hanno messo insieme) sono davvero pi? credibili della Chiesa Cattolica?!? Chiunque ? libero di non credere nella Chiesa, ci mancherebbe altro, anche se le alternative mi appaiono alquanto modeste: partiti politici, sindacati, sette religiose o pseudo tali, new age, etc., non mi sembrano meglio, anzi…! Ma sono dispiaciuto perch? ci sono non poche persone che si lasciano irretire da una banda di gente che si arricchisce allegramente su creduloni che diventano improvvisamente attentissimi, risvegliandosi dal loro torpore, quando parla il Papa o il cardinal Ruini. Stolti creduloni, spesso senza in dote un'adeguata preparazione culturale, che sono bravissimi a svolgere un'accurata e scrupolosa analisi logica di ogni frase che pronunciano Ratzinger, Ruini o Tonini, ma che si lasciano infilare un imbuto nel cervello da Dan Brown & Co., mandando gi? ogni sorta di cretinata. E se nel libro e nel film si fa credere che vi si sta insegnando la "Verit?", nelle interviste questi signori non possono non ammettere che la loro ? solo finzione.

Nel romanzo "Il codice da Vinci" l'autore Dan Brown parla a lungo dell'affresco dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. La scena dipinta ? quella descritta nel vangelo di Giovanni. Il romanzo sostiene che la persona alla destra di Ges? sarebbe la Maddalena, ma non dice dove sia finito l'apostolo Giovanni, di cui si ha certezza storica della sua presenza nell'Ultima Cena, come confermato da molte altre testimonianze scritte o tramandate oralmente. Se ci fossero stati tutti gli apostoli, compreso Giovanni (proprio Giovanni, il prediletto, sarebbe mancato?!), e ci fosse stata un'altra presenza misteriosa in pi?… chiss?, magari si sarebbe potuto dire qualcosa… per?, siamo seri, dove sarebbe finito Giovanni, il prediletto, mentre tutti gli altri - senza alcuna eccezione - erano presenti all'Ultima Cena e nel relativo dipinto di Leonardo? L'ipotesi pi? verosimile ? che, data la ben nota omosessualit? di Leonardo da Vinci (fu anche processato e condannato per aver sodomizzato un ragazzino), l'artista abbia rappresentato in modo effeminato Giovanni, quanto basta per far fantasticare a Dan Brown & Co. che si trattasse di una donna; ma, per fare le cose in grande, non una donna qualsiasi (che non ci sarebbe niente di male, visto che quella non era una cena di addio al celibato), ma la Maddalena, e - tanto per mettere la ciliegina sulla torta pi? scadente della pasticceria mondiale - aggiungono che si trattava della moglie di Ges?. E qui sono in molti, in queste settimane, a credere di prendere in giro noi cattolici (sempre scambiati, dai pi? ignoranti, come inguaribili creduloni e bacchettoni) con frasi del tipo: "Che te credi? Anche Ges? aveva moglie, ed era stata pure 'na poco de bbuono!", mentre ti sparano addosso lo sguardo ironico di chi pensa che ti stia sconvolgendo ed aprendo gli occhi! Peccato che questi cattedratici (spesso modestissimi culturalmente ed intellettivamente) non sappiano che non ci sarebbe stato alcun problema a riportare nei testi sacri un'eventuale moglie di Ges?, se ci fosse stata. Per i cristiani, Ges? ? figlio di Dio che si ? fatto uomo. Uomo in tutto e per tutto. Fino a morire per noi. Uomo a tutti gli effetti, non ci sarebbe stato problema alcuno se si fosse sposato con chi avesse voluto. Non esisteva il dovere di celibato per chi professava il cristianesimo, ma - soprattutto - Ges? non era un prete, anche perch? i preti ancora non esistevano, ovviamente, e con loro il divieto di sposarsi sarebbe arrivato tanto ma tanto pi? tardi! Anche gli apostoli potevano avere mogli, e tanti di loro le avevano; perfino Dan Brown pu? avere moglie, e dopo tutti i soldi che ha guadagnato con le sue sciocchezze (peraltro non troppo originali, e dopo mi spiegher? meglio su questo) se ne pu? permettere anche una giovanissima e bellissima! Magari non innamoratissima, ma - si sa - non si pu? avere tutto; neanche con i diritti d’autore ed i contratti editoriali pi? ricchi, per uno scrittore che non scrive neanche tanto bene (parlo da un punto di vista tecnico, come riportato da fior di critici letterari britannici, che - per la cronaca - non appartengono a Santa Romana Chiesa). Per quanto mi riesca difficile parlare seriamente di sciocchezze che solo l’ignoranza che ci circonda riesce a far passare come "Verit?" assolute, sottolineo come Leonardo dipinger? in pi? occasioni anche l'altro Giovanni, il Battista, in maniera decisamente effeminata; per?, questo non ha stuzzicato altre farneticanti fantasie.

Posso riportare dichiarazioni di esperti non collegati al mondo cattolico, se non vi fidate di me e dei miei argomenti, pur inattaccabili (e ne potrei riportare centinaia, tutti incontrovertibili) e che sono frutto di un minimo di cultura generale, oltre che di specifici studi e letture di teologia; consiglierei di leggere non noiosi ed evanescenti testi catechistici, ma pratici ed affascinanti testi di archeologi - rigorosamente laici - che testimoniano con il loro lavoro di una vita le scoperte archeologiche che confermano con fedelt? sconvolgente quanto riportato nei testi sacri, autentici fondamenti del cristianesimo. Comunque sia, sentiamo cosa dice l'architetto e studioso di storia dell'arte Diego Cuoghi (dal sito che porta il suo nome): "Molte pagine de Il Codice Da Vinci propongono letture di opere d'arte incoerenti con la tradizione artistica comunemente accettata, spesso ignorando particolari che consentirebbero un'interpretazione molto pi? semplice e realistica. Tali incoerenze, che possono sfuggire al lettore distratto, saltano immediatamente all'occhio dell'esperto di Storia dell'Arte". Cuoghi ha dedicato quasi il sito intero all'approfondimento di questo tema. Ne consiglio la consultazione. Chi non conosce molto della vita e delle opere di Leonardo pu? rimanere colpito dai tanti misteri che, secondo quanto narrato da Dan Brown ne Il codice Da Vinci, circonderebbero le sue opere, anche quelle pi? conosciute come Ultima cena o La Vergine delle rocce. Un coltello misterioso, allusivi atteggiamenti dei personaggi, aspetti eretici di personaggi sacri, etc.; tutti questi temi non sono originali, derivano infatti da libri come In Whose Image e La rivelazione dei templari di Pricknett e Prince, o Il santo Graal di Baigent, Leigh e Lincoln. Proprio Diego Cuoghi, ma non solo lui, afferma che "Dan Brown si limita sfacciatamente a usarli come pezzi di un goffo puzzle che una volta ricomposto dovrebbe offrire la sconvolgente rivelazione di una misteriosa e secolare trama occulta della quale avrebbe fatto parte anche Leonardo da Vinci".

Saltando tanti altri particolari a dir poco opinabili, per evidenti motivi di spazio, mi dedico all'altro "grande" tema di Dan Brown: il santo Graal. Per farlo, mi servo di uno dei giornalisti e scrittori che pi? stimo in assoluto: Massimo Introvigne. Uno studioso libero, senza padroni, e che ? molto pi? valido di tanti suoi colleghi ben pi? popolari solo perch? attaccati al gettone di presenza offerto dai salotti televisivi. Introvigne scrive: "Rennes le Ch?teau ? un paesino francese ai piedi dei Pirenei orientali. La popolazione ? di soli quaranta abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Le leggende che attirano i turisti a Rennes le Ch?teau sono cos? estreme che gli stessi specialisti dell'esoterismo esitano ad occuparsene, temendo di essere confusi con i mitomani ed i truffatori che hanno firmato un buon numero dei titoli sul tema. Rennes le Ch?teau nasconderebbe infatti il segreto del Graal, la verit? sul cristianesimo, l'identit? dei veri pretendenti legittimi al trono di Francia, la vera storia delle societ? segrete, le prospettive future del mondo, ed un inestimabile tesoro, tanto che non sorprende che un buon numero di turisti arrivino con gli attrezzi da scavo, anche se finora nulla di significativo ? stato trovato, bench? si scavi da almeno quarant'anni. Il paesino rimarrebbe sconosciuto se non avesse avuto come parroco, nel 1885, don Berenger Sauni?re, personaggio bizzarro che nel 1910 subir? una sospensione a divinis. Pur privato della parrocchia rimarr? fino alla morte nel paese. (…). In epoca recente si ? sostenuto che Sauni?re avesse scoperto in paese importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono dei falsi che i periti hanno evidenziato come scritti solo in quegli stessi anni. (…). Intorno al 1960 le leggende diffuse su scala locale su don Berenger acquistano fama nazionale dopo essere cadute nelle mani di esoteristi - fra cui Pierre Plantard - e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come G?rard de S?de. Tre autori inglesi di esoterismo popolare - Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln - s'incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole in una vera industria editoriale, avviata con la pubblicazione nel 1979 de Il Santo Graal. Con questi autori Rennes le Ch?teau diventa, per milioni di lettori e di turisti, la capitale del Graal (un tema a cui Sauni?re non aveva mai fatto cenno). Secondo de S?de e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva scoperto il segreto di Rennes le Ch?teau, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso - variamente e fantasiosamente attribuito al tempio di Gerusalemme, ai visigoti, ai templari, alla monarchia francese - ma anche rivelato (da documenti la cui veridicit? ? lontanissima dall'essere dimostrata), la verit? sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero documenti in grado di provare che Ges? Cristo - verit? accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica - aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in s? il sangue stesso di Dio e che pertanto hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero. Il Santo Graal sarebbe, pi? propriamente, il sang r?al, il sangue reale dei discendenti fisici di Ges? Cristo. Discendenti di Ges? e della Maddalena sarebbero stati i re merovingi, il cui regno sarebbe stato usurpato dai carolingi e dai capetingi. Ma i catari, i templari, i grandi iniziati (come lo stesso Sauni?re) hanno custodito il segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto qualche indizio. Il sangue divino dei merovingi, il vero Santo Graal, non sarebbe solo il sangue pi? nobile, destinato a regnare sul mondo intero, ma - a chi sappia entrare in contatto con l'energia che sprigiona attraverso appositi rituali - garantirebbe perfino l’immortalit?. Non ? poco: mancava solo una societ? segreta che, caduti i merovingi, avesse tramandato nella storia il segreto del Graal, facendo delle varie massonerie soltanto un suo pallido strumento". Qui lascio le importanti parole di Introvigne per ricordare che questa specie di societ? massonica spunta fuori nel 1972, grazie a documenti ultramillenari trovati da Pierre Plantard. Peccato che, di l? a poco, si sia scoperto che i documenti erano dei falsi prodotti e poi disseminati qua e l? dallo stesso Plantard! E questo ? un fatto dimostrato, non una chiacchiera. Ci?, per?, non ha impedito a Il Santo Graal di Michael Baigent e compagni di vendere un paio di milioni di copie nel mondo, fungendo da apripista ad altri autori in cerca di fortuna, in testa a tutti Dan Brown. Tra le tante fantasie che si sono aggiunte (ogni autore non si limita a rifarsi a quello precedente, ma aggiunge un altro tassello fantasmagorico per lasciare un proprio segno) c'? quella secondo la quale una montagna di fronte a Rennes le Ch?teau, il Cardou, custodirebbe nientemeno che il corpo di Ges? Cristo. Il fondatore del cristianesimo, dunque, non sarebbe mai risorto, e sarebbe seppellito in Francia. Questo corpo sarebbe il vero Graal, verit? terribile (perch? in grado di distruggere le Chiese istituzionali), nota solo agli iniziati come il parroco Sauni?re. Riprendo le parole di Introvigne, il quale afferma che: "(…) con questi sviluppi, l'avventura del Graal scade, deplorevolmente, nella farsa. Mariano Bizzarri e Francesco Scurria - nel libro italiano Sulle tracce del Graal. Alla ricerca dell'immortalit?. Il mistero di Rennes Le Ch?teau - demoliscono con i fatti questa sciocca mitologia". Invito, ovviamente, ad andare a leggere anche questo testo consigliato da Introvigne, che conclude indicando l’evidente verit?: "Si tratta di fandonie costruite per denigrare la Chiesa cattolica, arricchire i furbi ed ingannare i pi? ingenui ed ignoranti". Quanto ho riportato, ? l'estratto di un articolo pubblicato gi? nell'ottobre 1996, ben prima che Dan Brown si documentasse e lavorasse ad un collage di tutte queste storielle truffaldine, per dare una clamorosa svolta a quella che sembrava segnata come la modestissima carriera di uno scrittore non certo eccellente. Di qui al film, il passo ? stato breve, ed industrialmente inevitabile. Se si trattasse di cucina, si dovrebbe ammettere che la ricetta darebbe vita ad un piatto non mangiabile. Gli ingredienti della ricetta non legano tra di loro neanche a forza. Ges? Cristo che sposa Maria Maddalena, d? origine alla dinastia dei re di Francia, poi nella storia si mescolano i templari, i rosacroce, gli assassini dell'Opus Dei, etc.! Non ? pi? storia (in verit?, non lo ? mai stata), ? fantasia; ma tanta gente la prende per vera. Chi ha letto il libro di Dan Brown (io mi sono limitato a vedere il film), mi ha riferito che c'? anche un vero e proprio sbeffeggiamento di Maometto, sulla base della religione islamica. I musulmani, che prendono la loro religione molto pi? seriamente dei cristiani, se la sono legata al dito ed hanno reagito in modo molto ma molto forte. Per carit?, c'? modo e modo di reagire, ma comprendo - e in qualche modo invidio - la loro vigilanza.

Mi servo di un'altra affermazione di un intellettuale di prestigio. John Wauck, laureato alla Harvard University in Storia del Rinascimento, collaboratore del governatore della Pennsylvania e del ministro statunitense della giustizia, nonch? docente universitario, afferma che "nel libro di Dan Brown ci sono troppi sbagli; l'impressione ? che Dan Brown giochi con il lettore. Sa benissimo che non c'? nessuno storico serio che dice le cose che si dicono nel libro. Brown deve essersi molto divertito a scrivere il romanzo. E ora si gode i guadagni. (…). Per contestare Dan Brown non ci vuole molto, per certe cose basta consultare Wikipedia, la popolare enciclopedia on-line. Non c'? bisogno di scomodare altro. Quello che ci dice la Chiesa, in fondo, ? molto pi? interessante di quello che ci racconta Dan Brown. (…). Alcuni suoi errori sono indifendibili e davanti a certe contestazioni gli sarebbe impossibile non mettersi a ridere. Lui lo sa bene. Molto meglio per lui rimanere un affascinante e ricco uomo del mistero".

Aggiungo un particolare che quasi nessuno conosce, nonostante sia facilissimo da verificare. La casa editrice del romanzo di Dan Brown, la Random House-Bertelsmann, ? la stessa casa editrice che ha pubblicato "Cammino", l'opera fondamentale di San Josemar?a Escriv?, fondatore dell'Opus Dei, frontalmente attaccato dal Codice da Vinci! Barry, responsabile della casa editrice, ammette: "Il nostro lavoro ? vendere libri ed il romanzo di Brown ha aperto il mercato. Noi pubblichiamo di tutto. Sar? il consumatore a decidere". Anche questo la dice lunga sulla veridicit? del Codice da Vinci; per?, di tutto questo sembra che nessuno sappia nulla. Evidentemente, le grandi masse preferiscono lasciarsi affascinare da sciocchezze pruriginose, per le quali si lasciano sfilare anche bei soldini (prezzo del libro e del biglietto del cinema, pubblicazioni collaterali, gadget, etc.) invece di fare maggior attenzione ai raggiri di cui restano vittime con l'aria di chi si lascia fare cretino e contento!

Mi sembra che sia corretto chiudere con l'invito a riflettere fatto in apertura: uno scrittore non eccelso ed il suo editore (che persegue esclusivamente fini di lucro, pubblicando un furente attacco all’Opus Dei e - contemporaneamente - l'opera principale del suo fondatore), il regista Ron Howard, la Columbia (che produce il film con aspettative economiche elevatissime) e la Sony (che lo distribuisce con le medesime aspettative) sono davvero pi? credibili della Chiesa Cattolica?!? Gli stessi autori del libro e del film ammettono che ? tutta una finzione, e pur di far uscire il film in India sono stati costretti dalle autorit? locali a scrivere nei titoli di testa e di coda l'unica verit?: cio?, che si tratta esclusivamente di opera di fantasia. Come diceva Renzo Arbore: "Meditate gente, meditate"!

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25-05-2006 02:00
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          Il 27 ed il 28 maggio, DnR sar? in terra di Calabria per un incontro con soci e simpatizzanti. Ogni incontro - in giro per tutta la penisola - organizzato dalla nostra Associazione, ? anche occasione per godere delle bellezze artistiche, architettoniche e naturali delle citt? e delle regioni in cui ci si reca; ?, quindi, autentica occasione per fare cultura. E' uno dei tanti modi nei quali DnR sa essere un’autentica associazione di promozione sociale e culturale.

La Calabria ? terra di antichissima civilt? mediterranea. Secondo molti studiosi, l'antica Ausonia ? diventata Italia dal nome del re calabrese Italo. Inoltre, l'antica e nobile tradizione di questa terra ? testimoniata anche dai preistorici insediamenti dei Bruzi, il popolo autoctono, fino all'epopea della Magna Grecia. Di questa nobile storia, la Calabria porta ancora tante testimonianze, come - ad esempio - gli scavi di Sibari, di Roccelletta di Borgia, di Locri, etc..

Sono visibili anche ampie ed apprezzabili testimonianze artistiche ed architettoniche dei passaggi dei Romani, dei Goti Longobardi, dei Bizantini, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, nonch? dei Borboni.

           La regione possiede un patrimonio ricchissimo e spalmato lungo tutto il proprio territorio, distribuito sia tra i capoluoghi di provincia che nei piccoli centri, e che testimoniano una prestigiosa vita culturale plurimillenaria.

Per proseguire questa rapida, ma sentita, presentazione di questa splendida regione, in occasione dell'imminente trasferta calabrese di DnR, prendo in prestito le parole che un pool di esperti ha scritto per il materiale turistico regionale: "Edifici da manuale di Storia dell'Arte, sculture, bassorilievi, opere d'arte di vario tipo e fattura, testimoniano lo splendore della civilt? magnogreca e i periodi seguenti della civilt? calabra. Di grandissima importanza le pitture di ogni scuola e di tanti secoli custoditi nei musei e nelle chiese, un patrimonio, questo, considerato tra i pi? consistenti del nostro paese. Dalla maestosit? dei Bronzi di Riace, ormai noti in tutto il mondo, alle tele di Mattia Preti, alla preziosit? dei cori lignei e delle statue che ornano le chiese, alla stessa architettura minore risalente ai vari periodi storici, la Calabria ? in grado di offrire al turista, ma anche allo studioso pi? esigente, un grande itinerario artistico unico nel suo genere. Al patrimonio artistico s'intreccia una tradizione artigianale ancora viva e palpitante nei piccoli centri collinari e montani. Dalla ceramica alla scultura in legno, dagli oggetti di rame ai filati, la regione calabra, ? capace di stupire per la fantasia e la ricchezza di una cultura materiale di grandissimo pregio". Tutto rigorosamente vero, oltre a rappresentare tanti eccellenti motivi per recarsi a visitare la terra calabrese.

            Ricchissima la tradizione culturale ed intellettuale della Calabria; mi fa piacere menzionare la mia esperienza personale con figure quali Francesco Graziano, Gina Guarasci e Valter Vecellio, dell'Associazione Culturale "Il Filorosso".

            Concludo, invitando tutti i nostri lettori a partecipare all'incontro organizzato da DnR per il fine settimana 27-28 maggio a Reggio Calabria. Per maggiori informazioni, si pu? consultare il sito alle voci "Forum" e "Attivit?: presentazione DnR".

Franco Baccarini

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18-05-2006 02:00
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   Il riconoscimento del diritto di voto agli immigrati, quelli regolari s’intende, rappresenta un atto proprio dell’igiene sociale affidata dai cittadini alla Politica.

  Si tratta di portare a norma, di razionalizzare, con provvedimenti di legge ispirati dalla civilt? giuridica di un Paese (il nostro ?), la presenza di una “ massa critica “ di uomini appartenenti a lingue, culture, etnie differentitra loro.

 Il processo di omologazione ? posto in essere, appartiene alla logica interna espressa dalla forma degli Stati di diritto. Il diritto di voto ? concesso, octroy?, perch? la dialettica tra chi d? e chi riceve ? asimmetrica.

  E tuttavia si ha la sensazione che il corso delle cose si sia paradossalmente velocizzato approdando ad una soluzione che lascia, di fatto, impregiudicato il problema vero, la povert? e la diversit?.

   Durante le soste ai semafori delle citt? infastidiscono le spugne luride che tentano di scorrere sul parabrezza delle nostre automobili, n? la cacochimia di chi non possiede la Jacuzzi rasserena l’olfatto nei pigia pigia delle metropolitane estive.

Eppure gli occhi febbrili della fame mostrata agli italiani dai poveri d’Oltremare  appaiono del tutto simili a quelli dei coloni vicentini che approdarono a Littoria negli anni Trenta per bonificare l’Agro pontino.  

  Bronislaw Geremek, uno storico polacco, sostiene che “ fino alla met? del XIX secolo ? perdurato l’uso linguistico di definire gli operai con il nome di poveri “. Gli immigrati, oggi, sono fuori dai cicli produttivi dell’Occidente e il loro ingresso avviene forzosamente attraverso gli Uffici di collocamento dislocati presso le Capitanerie di porto e le Misericordie dei nostri confini. Sono solo poveri, forza lavoro indefinita, una “globalit? umana critica “.

  Il transito a condizione operaia, a cittadinanza attiva e passiva, costituisce un dilemma sociale e una risorsa di civilt?.

  Dilemma perch? una regola va data, risorsa perch? spariglia e mette alla frusta consuetudini di vita e sistemi di valori banalizzati dall’ignoranza opulenta della societ? dei consumi.

  Una parte cospicua dell’opinione pubblica del nostro Paese ritiene che le sanatorie legate al fenomeno dell’immigrazione possano eliminare il problema. Non ? cos?. La povert? e la diversit? sono stanziali, ubique, ontologiche. Nel loro accoglimento risiede la possibilit? di concepirle come una proiezione rimossa del s?. 

Nel potenziale della propria identit? sta tutta la pienezza della persona umana, manifesta e nascosta, sia come memoria di tutte le eredit? biologiche presenti nella specie, sia come esistenza gettata qui e ora sulla scena del mondo e in questa mia vita.

Le povert? e le diversit? ti stanno tutte dentro e il cammino che devi percorrere consiste, un poco alla volta, nel portarle tutte a chiarezza. Anche tu se non puoi lavarti puzzi, anche tu se non trovi cibo frugherai nei cassonetti dell’immondizia, anche tu se fossi nato con qualche cromosoma in disordine avresti messo in seria dif ficolt? te stesso e chi ti aveva invitato a venire al mondo.

  Antonello Venditti canta “ ...mi chiamo Aisha, come una canzone, sono la quarta di tremila persone, su questo scoglio di buona speranza c’? ancora la vita, l’unica salva...”.   

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12-05-2006 02:00
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Per effettuare delle riflessioni sul ruolo odierno della cultura, dobbiamo partire dalla triste constatazione che le professioni legate alla cultura non rendono pi? nulla o quasi. A ci? vanno aggiunti gli errori e le omissioni che negli ultimi decenni si compiono all’interno della scuola italiana, proprio quel luogo da dove nasce la formazione-cultura, da dove si dovrebbe formare anche al senso di “importanza della cultura”-“gerarchie dei valori della vita” e quant’altro poi sar? il rapporto tra l’adulto di domani e la cultura nell’accezione pi? ampia. Se, poi, ci mettiamo il pessimo esempio sociale e culturale fornito dai media (televisione in testa), il panorama non pu? che preoccuparci. Ma partiamo dalle riflessioni sull’”esercizio della cultura” che non paga pi?.

Oggigiorno i mestieri legati alla cultura, all’arte, alla creativit? non rendono. Si potrebbe obiettare che, pi? o meno, non abbiano mai pagato; ed entro certi limiti ci? ? vero. Ma ? anche vero che, senza bisogno alcuno di arrivare ai fasti delle Signorie, in cui lo scrittore, il poeta, lo scultore, vivevano negli agi al fianco del signore di turno, ? difficile ricordare un’epoca come la nostra, cos? feconda economicamente ed al contempo cos? matrigna con i professionisti della cultura e della creativit?. Un esempio pu? essere quello relativo allo scrittore, cio? colui che ? professionista delle lettere, e che interviene anche, avendone titolo, nel dibattito sociale. Il mondo oggi, tanto pi? in quanto globalizzato, ? un solo grande mercato. Ed in questo mercato non c’? posto per i mestieri della cultura. Non c’? il dovuto riguardo verso chi se ne occupa. Le attivit? di costoro non muovono il mercato, non producono merce materiale come normalmente la s’intende, non fanno girare masse di denaro, non rappresentano una vera industria. La cultura sembra non essere compatibile con la logica industriale e del profitto che la societ? impone. Va, altres?, aggiunto che, a causa del costante processo di emarginazione in atto, l’allontanamento dalla gente fa s? che molti autori si chiudano nelle avanguardie e nelle sperimentazioni con il risultato di discostarsi ulteriormente dalle masse, finendo con il creare un circolo vizioso causante una distanza difficile da colmare.

Questa societ? deve, non solo per il bene dell’artista ma anche e soprattutto per quello del fruitore del prodotto culturale, riconoscere il giusto ruolo socio-professionale di chi a ci? si dedica. Lo scrittore, il poeta, e molti altri ancora, hanno perduto la loro riconoscibilit? sociale. A loro non si ricorre pi? per saperne qualcosa di pi? circa la lettura della complessit? della vita degli uomini tra loro, dell’uomo rapportato alla natura, ai sentimenti, alla vita ed alla morte. In un’epoca nella quale le arti e la letteratura non sono minacciate da una dottrina politica, da una dittatura, vengono abbattute da un processo economico impersonale, senza volto, senza un nome, apparentemente senza dei responsabili. Ma solo apparentemente. Non resta che tristemente notare che in un mondo dominato dalla logica del mercato la scrittura creativa rappresenta un’attivit? che non rende nulla. Per la mente moderna ? tutto tempo, energia e talento trasformati in oggetti superflui.

Ad ulteriore prova di ci?, non certo per gli addetti ai lavori che ben lo sanno, basti dire che tante grandi firme che si incontrano nei convegni ed in altre occasioni di incontro professionale, abbiano un lavoro che gli fornisce un sicuro sostentamento, in barba alla curiosa convinzione che vorrebbe tutti ricchi e privilegiati. Si fa confusione con i rari casi di personaggi della scrittura pi? fortunati, che lo sono non in quanto scrittori ma in quanto personaggi televisivi popolari che investono quella popolarit? tornando a scrivere. Esaminando le note biografiche spesso fornite dagli organizzatori dei pi? importanti convegni nazionali ed internazionali, si scopre che firme importanti a livello nazionale e non solo, sono insegnanti, collaboratori (spesso saltuari) di quotidiani e periodici, impiegati, etc. Da ci? emerge una scrittura creativa vittima del mercato, della crisi dei valori, della modestia intellettuale e spirituale generale, della massificazione dei consumi magistralmente orientati altrove dai burattinai delle grandi multinazionali, del perduto buon esempio formativo dei mezzi mediatici e dello stesso istituto scolastico. A tutti ? ben presente quanto sia importante imparare una lingua straniera, imparare a nuotare, a danzare ed altro ancora, in tenera et?, per via degli straordinari risultati ottenibili. Introdurre alla cultura, invece, ? davvero inutile? La scuola si adegua alla societ?, al mercato, adagiandosi a non essere pi? luogo di cultura, bens? di semplice e blanda preparazione mnemonica o di confusionario culto della partecipazione (a che cosa non si sa bene), con i ragazzi che subiscono ben altri insegnamenti grazie ai milioni di euro annuali di ingaggio dati ai campioni del pallone, incapaci di mettere due parole in fila. E qui inizia la seconda parte del discorso, quello relativo al ruolo ed alle responsabilit? della scuola. Il nostro paese non ? esente da problematiche relative all’analfabetismo, cosa che mette in gioco la nostra identit?, anzi, secondo i dati dell’OCSE, un terzo degli italiani adulti ha difficolt? di lettura e un altro terzo supera appena questa difficolt?. In troppe case non entrano libri, la cui spesa ? evidentemente considerata intollerabile, a differenza di un’infinit? di sciocchezze che spesso servono solo per l’eterna e idiota competizione in societ?.

            La scuola non trasmette cultura. Non dico certo che sia tempo perso, ma certamente buona parte del valore che gli studi possono avere sulla formazione della persona dipende dal lavoro intellettuale che la persona stessa sar? intenzionata a fare da sola, parallelamente agli studi scolastici. La realt? scolastica italiana, vigente da una trentina di anni a questa parte, viene segnalata come assai critica da molti esperti che - seppur tardivamente - chiedono di correre ai ripari, riconoscendo i danni che intere generazioni hanno sub?to, sacrificate al culto di una non meglio identificabile “partecipazione” e all’altrettanto misterioso culto della “socializzazione”; quest’ultima si pu? e si deve fare anche (se non soprattutto) fuori della scuola. Altrimenti, se si socializza a scuola si dovr? studiare in discoteca! Una scuola sempre pi? aperta a tutti, ma troppo “leggera”, dall’accesso indolore e dai programmi evanescenti, spesso neanche rispettati dai docenti, complici anche i tagli, in giorni, che riducono al minimo l’anno scolastico. La scuola appare lontana dalla vita reale, dal mondo del lavoro, dalla trasmissione del sapere, dalla formazione di una coscienza civile, ed ? sovraccarica di attivit? inutili (giochini, saggi, recite, etc.). La cultura non ? certo imparare a memoria un libro, ripeterlo con sicurezza davanti ad un “prof” distratto, strappare un bel voto e fare tutti contenti a casa. Quando nella vita non basta pi? la paginetta imparata a memoria e serve far lavorare il cervello, i veri valori vengono a galla. La memoria ? l’intelletto degli stolti.

La scuola ha le sue colpe, ma il mondo culturale ha un suo pregio-difetto, quello di non aver saputo, di non aver voluto, trasformarsi in un’industria (l’industria culturale non c’?, quella che sembra esserlo ? solo intrattenimento di bassa lega), finendo cos? “in fuorigioco” in questa societ? che rispetta solo quel che si monetizza. Se questo ? un difetto, nel senso di mancanza, ? al tempo stesso un bel pregio perch? la cultura non si ? svenduta per correre dietro ad una societ? in caduta libera, dove sicuramente una velina ed un calciatore sono molto pi? rispettati, perch? guadagnano molto pi? di uno scrittore, di un saggista, di un poeta, di uno scultore, di un pittore. Ogni societ? ha quel che si merita.

            

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23-03-2006 01:00
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“Mi sembra sia La Bruy?re a sostenere che un matrimonio pu? essere buono, ma mai eccellente”.

Alain, Sulla felicit?

 

    Vengo qui stasera, invitato da Voi, per proporre una comunicazione sulla famiglia un po’dissonante rispetto alle riflessioni che animano il dibatto tra i giuristi e gli opinionisti. Non oso dare la linea ad alcuno e mi astengo dal dettare l’indicazione ‘giusta’ sul che fare.

    E’ come se chiamaste un operaio, perch? questo sono, che vi entra in casa con la borsa da lavoro, la poggia in terra, la apre e tira fuori gli attrezzi, cos? come vengono. C’? un’assoluta casualit? in  questa azione.

    Probabilmente, per quanto io frughi nella borsa, la riparazione del danno che mi segnalate non sar? possibile visto che mi manca l’attrezzo adatto.

    Quindi, tranquilli, non vi chieder? il diritto di chiamata.

Siete donne e uomini di legge, delle Istituzioni e del loro funzionamento sapete molto pi? di me.

    Un paradosso sta nel fatto di chiamare un ministro a svolgere il compito di magister. Questo autogol appartiene a Giulio Bacosi che insiste a chiamare l’antennista quando ci vorrebbe l’idraulico.

     L’antennista mi piace perch? si lavora sempre all’aperto, orientando l’antenna per catturare il segnale giusto.

     Ora, per la famiglia, mi sembra di captare un non-segnale, talch? sullo schermo si vede solo l’

‘effetto neve’. Che fosse arrivato l’inverno per la famiglia ? Una stagione che pare non finire pi?.

 

- Conosco psicologi che hanno abbandonato la terapia individuale e hanno sostituito il lettino freudiano con un letto a due piazze, per dedicarsi alla terapia familiare.

Ci? rappresenta una nuova occasione professionale, un business crescente, l’interesse per una malattia a eziologia ignota ?

Per quale motivo la famiglia ammala ? Chi sono gli untori ?

 

- Conosco avvocati esperti nel diritto di famiglia, talvolta orchi, talvolta saggi e signori, incendiari o pompieri di fuochi incandescenti. Capaci di constatare una morte familiare oppure abili nel rianimare sentimenti assopiti. Un corpo da seppellire o un corpo da guarire.

 

  Anche da un punto di vista religioso mi pongo un problema di natura sacramentale.

Tutti i sacramenti sono biunivoci, nella relazione Dio – Uomo.

Il matrimonio ? un triangolo non equilatero, isoscele forse, ma pi? probabilmente scaleno, sia da un punto di vista antropologico che sociologico. Troppo forte la differenza ontologica, esistenziale, storico-sociale di coloro che ‘abitano’ la famiglia: Dio – Uomo – Donna.

Il matrimonio pu? essere dichiarato nullo da un tribunale ecclesiastico. Per quanto me lo spieghino gli amici giuristi, c’? sempre qualcosa che mi sfugge, con quella storia delle sottigliezze sul concet-

to di intenzionalit? equivoca dei contraenti.

   Cerco fra gli attrezzi quello utile per riparare il danno e non lo trovo. Quindi la questione rimane irrisolta.

    Avrete capito che sto utilizzando un artificio retorico.  E’ opportuno avvicinarsi ai grandi temi in punta di piedi, sapendo che l’intimit? tra due persone ? un mistero e il luogo nel quale avviene un tempio, dove si celebra, tra un giuramento eterno e una maledizione dell’altro, una delle dimensioni

pi? squisitamente umane: la bipolarit? tra progetto e fallimento, tra promessa e tradimento.

    Questa sera, in breve, vorrei indicare una possibile pista di ricerca per alimentare il senso della nostra umanit? vissuta dentro una famiglia comunque costituita, a legame forte, con tanto di cerimonia, banchetto e luna di miele. Oppure a legame debole (anche i Pacs ?), in tono dimesso, secondo la scelta, cos? diffusa nel nostro tempo,  di una modalit? “ufficiosa”  di esistenza.

   I toni dimessi implicano uno stile relazionale, ma discendono anche dal rifiuto dell’ipocrisia di scartare ‘Baci’ per trovare la cartina profumata con l’aforisma celebre sull’amore.

  Viviamo un tempo di cose non dette, o meglio, dette da altri, di sostanziali ‘solitudini’ e ‘mutismi’.

L’uomo ha rinunciato a determinare i profili netti dell’esistenza condivisa nella famiglia, ha sfumato la portata della propria personalit?, assegnandosi un ruolo da Peter Pan che non genera, che

preferisce alzarsi di notte, preda delle solitudini, piuttosto che  per lenire il pianto di un figlio.

L’idea corrente sta nella pretesa di voler riempire, parossisticamente gli spazi dell’esistenza, con la variet? delle esperienze, mai definitive, tutte revocabili.

  Il legame forte indica lo spauracchio della rinuncia, il rischio della minore espansione delle esperienze di vita, poich? il parametro di riferimento ? diventata la pluralit? quantitativa degli ‘eventi’ che mi accadono nella mia apertura a un mondo apparentemente inesauribile per le offerte che mostra. Oggi con te, domani chiss?.

 

    S’? fatto tardi. Vi consiglio un libro per la notte, Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg.

La storia di una famiglia di intellettuali ambientata a Torino tra il 1920 e il 1950, ricostruita attraverso il ricordo delle voci dei cari e degli amici. Oggi si ? soli, senza voci famigliari ? arduo

fare la storia.

 

 

Blue Note, 23 febbraio 2006 

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28-02-2006 01:00
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Dopo anni di attesa, il legislatore italiano ? finalmente intervenuto in materia di infibulazione.

Ci? ha fatto con la legge n. 7 del 2006 in dichiarata attuazione, oltre che di taluni articoli della Costituzione italiana (2, 3 e 32), anche di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal Programma di azione adottati a Pechino sin dal settembre 1995, in occasione della IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne.

Il nostro Paese, con la nuova legge, ha dunque alla fine inteso efficacemente contrastare una delle pratiche pi? antiche ed anche pi? dannose per la salute fisica (e psichica) di chi la subisce, ovvero donne e soprattutto bambine.

L'approvazione della legge contro la mutilazione dei genitali femminili rappresenta l'occasione per ennesimamente "denunciare", ove mai ve ne fosse bisogno, questo esercizio disumano, sovente celato dietro giustificazioni di carattere pseudo-sacral-religioso.

Da ricerche effettuate tra le donne immigrate sembra che nel nostro Paese siano oltre 40.000 le donne che hanno subito mutilazioni sessuali. Quasi incredibile.

Queste nuove norme anche agli occhi del profano palesano il chiaro scopo di prevenire e reprimere pratiche mutilative che violano i fondamentali diritti della persona (ed in particolare della donna), in primis il diritto - inviolabile - alla integrit? psico-fisica.

Chiunque pratichi l'infibulazione, dopo l'entrata in vigore della legge, sar? punito con la reclusione da 4 a 12 anni, ai sensi del nuovo articolo 583.bis introdotto nel codice penale.

Si tratta di un caso particolare di lesioni personali, figura tradizionale di reato contro la persona prevista dal precedente articolo 583 del codice.

Va chiarito peraltro che la punizione, nel caso di cui alle pratiche in parola, ? esclusa nei casi in cui gli interventi siano originati da esigenze di tipo terapeutico (finalizzate cio? alla cura di malattie).

La pena rammentata, peraltro, ? aumentata di 1/3 nei seguenti due peculiari casi:

a) se a subire la mutilazione ? una minorenne;

b) se la pratica viene eseguita, in particolare, a scopo di lucro.

Va inoltre fatto rilevare che, a prescindere dalle ipotesi specificamente indicate dal legislatore al comma 1° del nuovo articolo 583.bis codice penale, chiunque provochi senza fondate esigenze terapeutiche altre e diverse lesioni degli organi genitali femminili da cui derivi una malattia fisica o psichica alla vittima ? punito con la reclusione da 3 a 7 anni (detta pena ? diminuita fino a 2/3 nel caso in cui le lesioni si presentino di lieve entit?).

E se il fatto fosse commesso all'estero? Il legislatore italiano non si astiene dal punire il colpevole anche in questo caso: valgono le pene di cui sopra (ma la pena ? irrogata solo a seguito di specifica richiesta del Ministero della Giustizia);

- se ? commesso da cittadino italiano, o comunque da residente in Italia ovvero;

 - se ? commesso in danno di cittadino italiano, o di straniero residente in Italia.

A qualsiasi operatore sanitario (medico, infermiere etc) che pratichi l'infibulazione sar? poi anche interdetto l'esercizio della professione per un periodo da 3 a 10 anni.

Da segnalare inoltre l'attivazione, entro 3 mesi dalla entrata in vigore della legge, di un numero verde finalizzato alle segnalazioni delle pratiche in parola, onde favorirne la repressione.

Legge forse perfettibile, daccordo: in ogni caso, un bel passo in avanti in termini di civilt?.

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20-02-2006 01:00
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In questi giorni i giornali e le news radio e tv sono piene di notizie di stupri in varie città italiane. Oltre alla rabbia che si prova nel confrontarsi con uno dei reati più incomprensibili e vigliacchi che ci siano, sono svariate le tematiche che questi vergognosi episodi riaccendono nei dibattiti che coinvolgono mezzi mediatici ed opinione pubblica: dai sempre irrisolti risvolti socio-filosofici sul senso del "Bene" e del "Male" all'incomprensibilità di un certo positivismo giuridico che sa troppo di "buonismo" (orribile parola oramai entrata nel gergo comune); dalle taglie sui delinquenti alle riproposte di castrazione chimica; dall'irrisolta (ed irrisolvibile?) questione dell'immigrazione clandestina al valore che viene riconosciuto alla vita altrui; e non finirebbe tutto qui. Tanti sarebbero gli episodi da ricordare e su cui dibattere, ma - dopo queste poche righe - trovo più che esaustiva la semplice riproposizione di un'agenzia battuta dall'ANSA pochissimi giorni or sono.

BOLOGNA - Nel filmato della telecamera di un circuito di sicurezza di un distributore di benzina non è rimasto impresso il volto dell'uomo che mercoledì sera ha violentato una donna di 30 anni in via di Corticella a Bologna. Ma è rimasta la traccia dell'indifferenza degli automobilisti, quelli che forse hanno visto l'uomo attraversare la strada trascinando la donna contro la sua volontà, ma non si sono fermati ad aiutarla. Adesso carabinieri e magistrati fanno appello a chi magari ha visto o sentito qualcosa, perchè aiuti le indagini. Si spera di dare un volto e un nome all'uomo che ha stuprato la trentenne in un giardino condominiale. Uno straniero, sui trent'anni anch'egli; con i tratti somatici tipici indiani o pakistani, ma non si esclude che possa trattarsi di un nordafricano. L'uomo aveva viaggiato sullo stesso autobus, il '27/a', su cui viaggiava la vittima. E' sceso come lei alla fermata di via Bentini. Arrivati al distributore, le si è avvicinato in modo aggressivo. La ragazza ha pensato a uno scippo, ma l'uomo l'ha picchiata e trascinata a forza nell'area verde antistante un grande condominio, e le ha usato violenza, per poi fuggire di corsa. A nulla sono valsi i tentativi di resistere della vittima, calciata anche al volto, nè le richieste di aiuto agli automobilisti di passaggio, che però potrebbero non essersi resi conto di quanto stava succedendo. Proprio il momento dell'attraversamento della strada è stato ripreso dalla telecamera di sicurezza del distributore: si vedono le due sagome attraversare, l'uomo trascina la ragazza, afferrandola per la vita. Passano due auto e due camper, ma nessuno si ferma. La donna - di origine friulana, a Bologna ospite di un parente per motivi di studio - è stata soccorsa da un passante. Il 118 l'ha trasportata all' ospedale Maggiore, con varie escoriazioni sul volto e alle braccia. I medici, che hanno confermato l'avvenuta violenza, l' hanno dimessa con una prognosi di 10 giorni. I carabinieri, insieme al Pm Enrico Cieri che coordina le indagini, hanno anche lanciato un appello a chi mercoledì sera era nella zona dell'aggressione e pensa di avere visto o sentito qualcosa, invitandolo a rivolgersi alle forze dell'ordine. Le reazioni politiche - come quando a giugno una quindicenne fu stuprata in pieno giorno in un parco bolognese da due marocchini (poi arrestati) - non si sono fatte attendere.
L' episodio dimostra, per Mario Borghezio (Lega Nord), "la fondatezza delle preoccupazioni espresse per tempo dalla Lega Nord sulla pericolosità della situazione innescata dall' immigrazione selvaggia". Secondo Dorina Bianchi, responsabile Terzo settore della Margherita, lo stupro di Bologna dimostra che la violenza sessuale contro le donne "sta assumendo dimensioni di vera e propria emergenza". Ha parlato di "un episodio bruttissimo" il sindaco Sergio Cofferati, che auspica che il responsabile venga presto arrestato.

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30-11-2005 01:00
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