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Giustizia (206)

La liturgia ci ripropone il tema del cammino.

Il Cristo è in cammino verso l'alto, verso Gerusalemme, quando viene interrogato sulla salvezza.

"Sforzatevi" è la prima parola pronunciata: non si entra senza fatica per la porta del Paradiso.

Essa è aperta a tutti, ma per superarla è necessario sforzo, impegno diuturno.

Ciascuno, per poterla varcare, deve sagomarla su sé stesso.

Meglio: ciascuno deve sagomare sé stesso, vincendo l'egoismo e l'ingiustizia che sovente ne scaturisce.

Chi si nutre solo del proprio ego, resta fuori dalla porta per sempre.

Non appartiene alla città della giustizia infatti chi ha sempre e solo pensato a tararsi sul proprio "io".

Sono in tanti quelli che sanno sagomarsi sulla porta stretta.

Verranno da ogni dove: sud, nord, est, ovest.

Ma non sono forse pochi coloro che non sanno farlo: gli operatori di ingiustizia rimasti fuori.

Del resto, sovente su questa Terra si diventa primi a prezzo di ingiustizie.

Finendo ultimi nel Cielo.

Meglio dunque secondi (o ultimi) su questa Terra.

E primi in Cielo.

 

La porta stretta, il rigetto dei Giudei infedeli e la chiamata dei pagani

[22]Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. [23]Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: [24]«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. [25]Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. [26]Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.[27]Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! [28]Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. [29]Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. [30]Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».

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21-08-2016 16:22
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Chi ha ricevuto deve dare.

Chi ha ricevuto la Conoscenza, la consapevolezza, deve dare molto di più.

Il Padrone si è fidato di lui, e gli ha svelato talune cose.

Quegli le ha recepite, in quanto discepolo, e deve mettererle al servizi degli altri.

A chi è stato "affidato" (c'è di mezzo la fiducia) dovrà dare molto di più di colui al quale è stato solo "dato".

Del resto, il gregge è composito e compatto: le pecore stanno sempre assieme.

E le pecorelle prescelte dovranno badare alle altre.

Nel brano evangelico proposto oggi dalla Liturgia, ricorre sovente la parola "servi".

Accanto alla parola "vigilare", che sta per "attendere attenti".

Siamo tutti chiamati ad una vigilanza attiva e perseverante nel servire.

E non certo nel servire le pulsioni e gli istinti passionali.

Le vesti sono strette ai fianchi da una cordicella, che indica castità e purezza.

E' il simbolo dell'Amore per gli altri assai più che dell'amore per sé stessi.

Solo se sappiamo Amare, il nostro Padrone si farà a sua volta nostro "servo", nostro "ministro".

Solo in quel caso il nostro Padrone si cingerà, a sua volta, le vesti ai fianchi.

Fattici ladri, dobbiamo scassinare noi stessi e rubare via il nostro egoismo

Mentre il nostro Ego - distratto - è fuori casa.

 

[32]Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.

Vendere i propri beni e fare l'elemosina

[33]Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. [34]Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Tenersi pronti per il ritorno del padrone

[35]Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; [36]siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.[37]Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. [38]E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! [39]Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.[40]Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».

[41]Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».[42]Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo?[43]Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. [44]In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. [45]Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, [46]il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. [47]Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; [48]quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

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07-08-2016 16:11
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Per riconosce il "Prossimo" bisogna essere "in viaggio".

Verso dove?

Verso la conoscenza di sé stessi.

Non si può amare il Prossimo come sé stessi se non si conosce sé stessi.

Per farlo, occorre elevarsi al di sopra della forma.

Per giungere alla sostanza delle cose.

Con ogni probabilità, il Buon Samaritano non fa lo stesso viaggio del sacerdote e del levita.

Questi ultimi "scendono" da Gerusalemme verso Gerico.

Il Buon Samaritano è invece (all'apparenza, genericamente) "in viaggio".

Egli, in realtà, sale da Gerico a Gerusalemme.

Si eleva alla ricerca di sé stesso, che è il suo Prossimo più vicino.

Ed è per questo che sa riconoscere il Prossimo anche fuori da lui.

Egli "ama" a fatti; "fa", non si limita a "non fare" (stile 10 Comandamenti).

E' lui il vero dottore della Legge...

 

Il grande comandamento

[25]Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». [26]Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». [27]Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forzae con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». [28]E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai».

Parabola del buon Samaritano

[29]Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». [30]Gesù riprese:

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.[31]Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. [32]Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33]Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. [34]Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35]Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36]Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».[37]Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».

Il grande comandamento

[25]Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». [26]Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». [27]Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forzae con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». [28]E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai».

Parabola del buon Samaritano

[29]Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». [30]Gesù riprese:

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.[31]Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. [32]Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33]Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. [34]Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35]Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36]Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».[37]Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».

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10-07-2016 21:14
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E' il Vangelo della missione.

Ma dove sono gli agnelli e i lupi?

Fuori di noi, certo. Ma non solo.

Esistono l'agnello e il lupo anche dentro ciascuno di noi.

Siamo in grado di far trionfare l'agnello sul lupo?

Siamo in grado di vincere con la mitezza e la purezza l'ingordigia e la cattiveria?

Solo se sapremo davvero farlo, potremo esportare la missione fuori di noi.

Non dovremo salutare nessuno lungo la strada: e non perché siamo maleducati.

Perchè la missione è difficile e richiede concentrazione e preghiera, senza distrazioni.

Occorre essere uniti ed armonici, con noi stessi e con gli altri.

72 non è un numero qualunque.

In un pentagono equilatero, gli angoli esterni ("a due a due") misurano 72 gradi.

E il pentagono era per Platone il simbolo della disciplina e dell'armonia.

Così come a 5 punte è la stella cometa che sovrasta la grotta del Salvatore.

Portare la pace significa essere delle "Stelle" per gli altri. 

Stelle all'interno per essere Stelle anche all'esterno.

Solo se si è Agnelli si riesce ad isolare i lupi; a camminare sopra serpenti e scorpioni.

Solo se si Agnelli si riesce a contenere ed assorbire l'energia negativa.

E a trasformarla in energia positiva, facendoci (missionari) portatori di Pace.

 

Missione dei settantadue discepoli

[1]Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. [2]Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. [3]Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; [4]non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. [5]In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. [6]Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. [7]Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. [8]Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi,[9]curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. [10]Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: [11]Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. [12]Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

[13]Guai a te, Corazin, guai a te, Betsàida! Perché se in Tiro e Sidone fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, gia da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere. [14]Perciò nel giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.

[15]E tu, Cafarnao,

sarai innalzata fino al cielo?
Fino agli inferi sarai precipitata!

[16]Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

Ciò di cui devono gioire gli apostoli

[17]I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». [18]Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. [19]Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. [20]Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».

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03-07-2016 14:12
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Per essere "elevato", ovvero tolto da "questo" mondo, occorre incamminarsi con decisione.

La mèta è l'altro Mondo, l'elevazione appunto; e occorre mettersi sulla via senza tentennamenti.

La strada da compiere verso lo Spirito è tuttavia lunga e faticosa.

La meta del Cielo trova ostacoli sulla terra, gelosa di trattenerci nella sua materialità.

Non ci sarà vendetta verso i Samaritani gelosi, ma comprensione e misericordia.

E l'esempio della nostra vita "di ascensione" troverà spazio, forse, in un altro villaggio.

Del resto la nostra cittadinza è "celeste", metafisica, non già terrena.

Anche noi, come il Cristo, non abbiamo nidi e tane su questa terra, perchè siamo di un altro Mondo.

Anche noi abbiamo un padre - e un io -  terreno morto (o destinato a morire) e una Padre - e un sé - divino, eternamente vivo.

La strada è lunga e faticosa; una volta messo mano all'aratro, seppur lentamente occorre procedere.

Altrimenti la celeste Gerusalemme dello Spirito e dell'immortalità non ci si parerà mai dinanzi.

Cattiva accoglienza di un villaggio di Samaria

[51]Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme [52]e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. [53]Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. [54]Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». [55]Ma Gesù si voltò e li rimproverò. [56]E si avviarono verso un altro villaggio.

Esigenze della vocazione apostolica

[57]Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». [58]Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». [59]A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». [60]Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». [61]Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». [62]Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

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26-06-2016 12:51
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E' difficile rinnegare se stessi.

Difficilissimo.

Significa isolare l'ego(ismo) che ci attanaglia.

Per riscoprire il Divino che è in noi; il Cristo che è in noi.

La nostra vita è un perenne luogo solitario, nel quale ci attanaglia la tentazione egocentrica.

Solo la preghiera, l'incontro con il Divino, ci consente di "gestire" il nostro (ineliminabile) ego.

Per farlo, tuttavia, serve una operazione imprescindibile: riconoscere il Cristo di Dio.

Riconoscere Cristo significa, appunto, scoprirlo presente dentro di noi.

Un "segreto" che non tutti sono in grado di comprendere (o di comprendere subito).

Il Dio che molti aspettano è quello che libera dai bisogni materiali.

Per gli Ebrei del tempo, il Messia sarebbe giunto a liberarli dal giogo dei Romani.

Non certo dall'ego(ismo).

Solo, tuttavia, rinnegando se stessi è possibile vivere per sempre.

Chi invece non saprà cedere alla tentazione di salvare il proprio ego, non saprà riconoscere il divino che è in lui.

Non saprà "ogni giorno" prendere la propria croce e incamminarsi lungo la via faticosa, e a tratti dolorosa, del Divin Eterno.

 

Professione di fede di Pietro

[18]Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». [19]Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». [20]Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». [21]Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.

Primo annunzio della passione

[22]«Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».

Condizioni per seguire Gesù

[23]Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

[24]Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.

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19-06-2016 14:34
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Amare significa perdonare.

Il perdonato ama tanto perché è stato perdonato.

Ma è stato perdonato anche perché ha amato tanto.

Chi invece ha amato poco, poco sarà perdonato.

Simone il fariseo ha giudicato bene: ma chi?

Sé stesso, senza neppure accorgersene.

Pensava di giudicare la donna "peccatrice".

Ma egli è stato mero spettatore della fede.

Lei invece la ha inverata attraverso l'Amore (palesato).

L'obbligazione è figura basilare del sistema giuridico.

Ed è anche il miglior affresco per comprendere Amore e perdono.

 

La peccatrice perdonata

[36]Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. [37]Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; [38]e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

[39]A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». [40]Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure». [41]«Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. [42]Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». [43]Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». [44]E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. [45]Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. [46]Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. [47]Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». [48]Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». [49]Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». [50]Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!». 

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12-06-2016 12:43
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Gesù, il Maestro, è il guardiano della Porta.

Quella che divide la vita dalla morte.

E la morte dalla "nuova Vita".

Ecco la prefigurazione della Passione, Morte e Resurrezione del Cristo.

Il Cristo è il figlio di una vedova, Maria, quando viene messo a morte.

Giunge a Gerusalemme tra gli osanna della folla.

Una piccola folla segue il trasporto del Suo Santo Corpo dal Golgota al sepolcro.

Sulla Croce, egli affida Giovanni alla Madre, proprio come restituisce il figlio alla vedova di Nain.

Prima di giungere al Golgota, Simone di Cirene lo aiuta a portare la Croce.

Proprio come Lui si carica la croce della vedova che ha subito un nuovo terribile lutto.

Ciascuno di noi, allora, è figlio di una vedova.

Ed è destinato alla Resurrezione

Con il passaggio, attraverso la Porta, alla Gerusalemme celeste.

Risurrezione del figlio della vedova di Nain

[11]In seguito si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i discepoli e grande folla. [12]Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. [13]Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». [14]E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!».[15]Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. [16]Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo». [17]La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione.

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05-06-2016 12:46
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Non bisogna temere il giorno che declina.

Neppure se si è una zona deserta e, dunque, esposti alle tentazioni.

Dobbiamo interessarci degli altri, come di noi stessi.

Autonutrirci e nutrire chi ci circonda.

Consapevoli che il Sole di Cristo solo apparentemente ci abbandona di notte.

Il brano evangelico ha come protagonista il numero 5: la quintessenza che c'è ma non si vede.

Nè terra, nè aria, nè acqua, nè fuoco.

L'invisibile, eppur presente, quinto elemento.

La folla viene divisa in gruppi di 50, ovvero di 5 x 10: la quintessenza "espansa".

Avanzano 12 ceste, simbolo di completezza, compimento anche temporale (12 ore del giorno; 12 mesi dell'anno).

Con il Pane di Cristo nessuno avrà dunque più fame per sempre.

Ai 5 pani si aggiungono 2 pesci, companatico spirituale.

Il tutto per una somma di 7, che è numero di perfezione.

Un capolavoro in poche righe.

 

[10]Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò verso una città chiamata Betsàida. [11]Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. [12]Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». [13]Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». [14]C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». [15]Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. [16]Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. [17]Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

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29-05-2016 11:54
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Tutto su questa terra è in movimento.

Anche ciò che sembra inerte.

Anche in una pietra ci sono atomi.

E, all'interno, elettroni che gravitano attorno a protoni e neutroni.

Poi la Luna che gravita attorno alla Terra.

E la Terra (con gli altri pianeti) che gravita attorno al Sole.

E il Sole che gravita intorno a...., che gravita intorno a...., che gravita intorno a....

La gravità ci tiene lontani dal Centro di tutto.

Ma il Cristo ci dice che siamo chiamati, col corpo, ad un percorso "controcorrente".

Siamo chiamati a risalire verso il "Centro" di tutto: Dio Padre.

Anche noi, che siamo veri uomini ma non (almeno apparentemente) veri "Dio".

Del resto Cristo non sceglie a caso il luogo dell'Ascensione.

Quella Betània che fu teatro della resurrezione di Lazzaro.

Un uomo morto come noi, risorto e poi nuovamente morto.

Ma destinato, come noi, alla Resurrezione e all'Ascensione...

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08-05-2016 13:06
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