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 Un anno di reclusione al medico del 118 di Pescara Vito Molfese, e otto mesi al medico sociale del Livorno Manlio Porcellini e al medico del Pescara Ernesto Sabatini. I tre imputati sono stati anche condannati, insieme alla Asl di Pescara e alla Pescara Calcio, al pagamento di una provvisionale di 150mila euro. È la sentenza del giudice del tribunale monocratico di Pescara, Laura D'Arcangelo, al processo di primo grado sulla morte del calciatore del Livorno Piermario Morosini. Morosini morì il 14 aprile del 2012. Il giocatore della squadra toscana si accasciò a terra al 29' del primo tempo, sul terreno dello stadio Adriatico di Pescara, mentre era in corso l'incontro di serie B tra la squadra abruzzese e il Livorno. I tre imputati erano accusati di omicidio colposo. Il pm Gennaro Varone aveva chiesto una condanna a due anni per Molfese e l'assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, per Porcellini e Sabatini. Al centro del processo il mancato uso del defibrillatore nonostante ve ne fossero tre.

Fonte: Ansa

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15-09-2016 10:24
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E' indetta per l'anno 2016 una sessione di esami per l'iscrizione negli albi degli avvocati presso le sedi di Corti di appello di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze, Genova, L'Aquila, Lecce, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Trento, Trieste, Venezia e presso la Sezione distaccata in Bolzano della Corte di appello di Trento.

1) L'esame ha carattere teorico-pratico ed e' scritto ed orale.

2) Le prove scritte sono tre. Esse vengono svolte sui temi formulati dal Ministero della giustizia ed hanno per oggetto: a) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile; b) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale; c) la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo; Per lo svolgimento di ogni prova scritta sono assegnate sette ore dal momento della dettatura del tema.

3) Le prove orali consistono: a) nella discussione, dopo una succinta illustrazione delle prove scritte, di brevi questioni relative a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico e diritto comunitario; b) nella dimostrazione di conoscenza dell'ordinamento forense e dei diritti e doveri dell'avvocato.  

Le prove scritte presso le sedi indicate nell'art. 1 si terranno alle ore nove antimeridiane nei giorni seguenti:

13 dicembre 2016: parere motivato in materia regolata dal codice civile (si veda supra art. 2, n. 2), lett. a);

14 dicembre 2016: parere motivato in materia regolata dal codice penale (si veda supra art. 2, n. 2), lett. b);

15 dicembre 2016: atto giudiziario in materia di diritto privato o di diritto penale o di diritto amministrativo (si veda supra art. 2, n. 2), lett. c). 

Per scaricare il bando <cliccare qui>

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06-09-2016 15:46
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Quando "saltò su una lancia" "Schettino era consapevole che diverse persone si trovavano sul lato sinistro della nave o, comunque, quanto meno aveva seri dubbi in tal senso e decideva in ogni caso di allontanarsi in modo definitivo dalla Concordia": così nelle motivazioni dei giudici di appello di Firenze che hanno condannato il comandante della Concordia a 16 anni e un mese il 31 maggio scorso.

"Non è in alcun modo attendibile quanto riferito dall'imputato Schettino durante l'esame dibattimentale in merito al fatto che, nel momento in cui saltava sul tetto di una lancia, egli non si era reso conto che vi erano persone ancora a bordo"; al contrario, affermano i giudici di secondo grado, in quel "preciso momento, Schettino era consapevole che diverse persone si trovavano ancora sul lato sinistro della nave o che, comunque, quantomeno aveva seri dubbi in tal senso e decideva in ogni caso di allontanarsi in modo definitivo dalla Concordia". "Per di più - si legge ancora - l'imputato scendeva saltando dal tetto della lancia prima di alcuni altri ufficiali nonché del K2 Bosio che raggiungeva la scogliera a nuoto". Schettino, dicono ancora i giudici del collegio della prima sezione penale, "dopo aver mentito al sottocapo Tosi (uno dei soccorritori, ndr) continuava a raccontare il falso anche a De Falco", mentre "era già in salvo da diversi minuti".

'Schettino fece inchino secondo istinto'
"L'intenzione" di Schettino non era seguire la rotta del cartografo ma "navigare secondo il suo istinto marinaresco, più a ridosso dell'isola, confidando nella sua abilità", si legge ancora nelle motivazioni dei giudici di appello di Firenze.

Fonte. Ansa

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31-08-2016 10:17
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In due anni, i processi civili a Piacenza sono diminuiti del 14,2%. È il dato riportato oggi dal Sole 24 Ore che conferma come anche nella nostra città si evidenzi un generale calo della domanda di giustizia diffuso in tutta Italia. La nostra città si posiziona attorno al 70esimoposto della classifica delle cento Province con maggior procedimenti civili e maggior contenziosi in Tribunale. Quindi, una posizione piuttosto rassicurante.

Per quanto riguarda i procedimenti civili, Piacenza si piazza al 77esimo posto con un totale di 6.009 procedimenti iniziati nel 2015, che equivalgono a 21,11 processi ogni mille abitanti. Il calo dal 2013 è del 14,2%. In testa alla classifica ci sono Roma con i suoi 178mila nuovi processi, seguita da Messina e Reggio Calabria e da altri capoluoghi del Sud Italia nelle prime venti posizioni, con la sola esclusione di Milano (al quinto posto con 95.376 processi) e Trieste (al 20esimo con 8.155). Nella vicina Parma, i processi ogni mille abitanti sono 23,16. Va leggermente peggio per quanto riguarda le cause contenziose iniziate nel 2015: Piacenza si piazza 74esima con le sue nuove 1808 cause, circa 6,35 ogni mille abitanti, mentre Parma ha aperto 1336 contenziosi in più rispetto alla nostra provincia. La cima della classifica è saldamente occupata da capoluoghi come Catanzaro, Reggio Calabria e Foggia, mentre le province dove si litiga di meno sono Lecco, Sondrio e Belluno. Colpisce, in entrambe le classifiche la posizione della vicina Cremona: per quanto riguarda i procedimenti civili è 97esima con soli 16,25 processi ogni mille abitanti, mentre nella classifica delle cause contenziose è 95esima con solo 4,73 procedimenti ogni mille abitanti.

Fonte: Libertà

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30-08-2016 09:46
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 Un detenuto ha trascorso 1.324 giorni di detenzione in celle troppo piccole al carcere di Massa e, pertanto, ha promosso un ricorso contro lo Stato ottenendo ragione. Ora una sentenza civile del tribunale di Genova condanna il ministero della Giustizia a risarcirlo con 10.592 euro, otto euro per ogni giorno di trattamento subito in contrasto con le convenzioni internazionali. Nella causa è stato discusso che il detenuto, 62 anni, condannato per traffico di droga, fra 2010 e 2014 ha avuto a disposizione uno spazio vitale anche inferiore a tre metri quadri, misura ben sotto il minimo di quattro metri quadri pro capite indicato dal Comitato europeo di prevenzione della tortura (Cpt), organismo del Consiglio d'Europa. Quattro mq è il valore indicato dal Cpt come spazio minimo vitale in carceri con grave sovraffollamento. Per il giudice Lorenza Calcagno erano "illegittime le condizioni detentive alle quali il ricorrente è stato sottoposto presso la casa circondariale di Massa".

 

Fonte: Ansa

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25-08-2016 15:00
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pm ragusaOffesa e amareggiata dalla valanga di improperi che dilagano sui social, non vorrebbe parlare del presunto sequestro della bimba di 5 anni sulla spiaggia di Scoglitti, né del presunto sequestratore, l’indiano, l’ambulante che lei da pubblico ministero non ha lasciato in cella «perché non si poteva». Studi a Terni, laurea, concorso e tirocinio a Roma, primo incarico di sostituto procuratore a Ragusa, Giulia Bisello, 34 anni, dallo scorso novembre nella terre del Commissario Montalbano, non avrebbe certo immaginato di finire al primo anno di carriera sui mass media per questa controversa storia sfociata nell’invio degli ispettori del ministro della Giustizia.


Negli uffici della Procura, sottostanti il piano d’ingresso del palazzo di giustizia, alle due del pomeriggio lei scrive una relazione sui fatti. «Per il ministro, per gli ispettori, per i magistrati di Messina, per le inchieste, per le querele che lei presenterà, “aggredita” da giornali e social...», spiega e la conforta il suo capo, il procuratore Carmelo Petralia, magistrato di lungo corso, dalle trincee antimafia al caso del piccolo Loris. Proprio lui, dopo un primo indiretto attrito con il ministro Orlando, si è sentito con il sottosegretario Cosimo Maria Ferri: «Un magistrato. E finalmente abbiamo potuto parlare la stessa lingua, quella del codice. Tutto chiarito». La cosa solleva Giulia Bisello, comunque «un po’ preoccupata»: «È una questione talmente semplice. Il nostro ordinamento per alcune ipotesi di reato non prevede né il fermo né il carcere. E noi magistrati non possiamo non applicare la legge». Vediamo allora cosa pensa e cosa scrive questa giovane magistrata sull’indiano di 43 anni Ram Lubhay, venditore di collanine e cianfrusaglie in spiaggia, specializzato in tatuaggi, a volte un po’ fastidioso, noto ai carabinieri per furti di rame e senza permesso di soggiorno. Un profilo improbabile, per molti, come sequestratore, anche se i genitori della bimba parlano di rapimento.

«Il reato per cui si può procedere è il tentato sequestro di persona», spiegano Petralia e la sostituta. «Reato aggravato perché in danno di minore. Un reato che prevede una pena da 1 a 10 anni. Ma per chiedere una convalida del fermo eseguito dalla polizia la pena minima deve essere per legge di 2 anni. Qui siamo al di sotto della soglia minima. Ecco perché non abbiamo decretato il fermo. Non si può. E se lo chiedessimo il Gip lo rigetterebbe». Sentite le parti offese, i testimoni, interrogato il soggetto, il quadro che è emerso non avrebbe quindi consentito di chiedere la misura cautelare, come spiegano procuratore e sostituta: «Il fatto viene considerato dal codice di una gravità minima, anche se comprendiamo che tutto questo allarma i genitori, infastiditi, indignati...». Quali sono i fatti accertati? Per i due magistrati «l’indiano si è limitato a tenere in mano la bimba per meno di un minuito, sotto gli occhi del padre che se l’è fatta subito restituire. Senza che l’indiano opponesse diniego, senza fuga...». Ma altri accertamenti vengono eseguiti per fare scattare il cosiddetto giudizio immediato. Un processo rapido con l’indiano comunque a rischio espulsione, come spiega Petralia: «Noi procediamo pure per il reato dell’articolo 10 bis, il reato di clandestinità. Insomma, per noi è un clandestino». Precisazioni ignorate dalle polemiche politiche e dalle valanghe di commenti su Internet. Forse quello che più la inquieta: «Non voglio parlare del mio stato emotivo, ma non c’è stata nessuna solidarietà. Gli ispettori? Sto preparando il resoconto della vicenda. Se lo chiederanno è pronto. Pesano le conseguenze mediatiche. Ma io penso di avere fatto solo il mio lavoro. Come cerco di fare tutti i giorni».

Pesa perfino il più innocuo degli strali via Facebook, quello di una consigliera comunale di Ragusa eletta con Grillo, poi espulsa dal movimento per affermazioni inneggianti al fascismo: «Vergognati e togliti la toga, non sei cosa». Ma la magistrata agli esordi non se la toglierà e il procuratore già prepara per lei la controffensiva invitando la Procura di Messina, competente per territorio, «a valutare le offese contro chi sta lavorando seriamente e applicando la legge».

Fonte: Il Corriere della Sera

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23-08-2016 15:10
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 capalbioI fronti sono due, nella querelle sui migranti. Quello del ricorso al Tar e quello dell’accesso agli atti.

Il primo è la strada battuta dagli abitanti di Capalbio, («residenti, non vip», tengono a precisare i promotori). La seconda è il percorso scelto dal sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori: il primo cittadino ha chiesto alla Prefettura di poter verificare le modalità dell’iter.

Il sindaco vuole capire come una società di Siena in liquidazione, la Tor.si, «è venuta in contatto con l’associazione temporanea di impresa della 3 Fontane di Roma e la Senis Hospes di Cosenza». Di più il sindaco non vuole dire. Ha già dichiarato, ha già fatto, anche nei giorni scorsi. Al momento l’accesso agli atti non è possibile.

E il ricorso al Tar? «Nessuno rifiuta i profughi. Capalbio nasce dalla solidarietà. Vogliamo solo invitare le istituzioni a riflettere», dice Mauro Canali, docente universitario di storia contemporanea all’Università di Camerino, uno dei promotori del ricorso. Il ricorso è rivolto contro il ministero dell’interno, il prefetto, il raggruppamento temporaneo e il Comune di Capalbio.

«Il comitato si è formato spontaneamente – precisa Canali – e si è organizzato non appena si è diffusa la notizia che in paese sarebbero arrivati 50 migranti. Non ci sono vip, le cui ville sono nelle campagne, ma capalbiesi che in due giorni hanno raccolto circa 400 firme». Alla base del ricorso dunque ci sarebbe solo la richiesta che le cose vengano fatte bene, nel rispetto delle regole e dei cittadini.

Fonte: Il Tirreno

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22-08-2016 14:29
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La liturgia ci ripropone il tema del cammino.

Il Cristo è in cammino verso l'alto, verso Gerusalemme, quando viene interrogato sulla salvezza.

"Sforzatevi" è la prima parola pronunciata: non si entra senza fatica per la porta del Paradiso.

Essa è aperta a tutti, ma per superarla è necessario sforzo, impegno diuturno.

Ciascuno, per poterla varcare, deve sagomarla su sé stesso.

Meglio: ciascuno deve sagomare sé stesso, vincendo l'egoismo e l'ingiustizia che sovente ne scaturisce.

Chi si nutre solo del proprio ego, resta fuori dalla porta per sempre.

Non appartiene alla città della giustizia infatti chi ha sempre e solo pensato a tararsi sul proprio "io".

Sono in tanti quelli che sanno sagomarsi sulla porta stretta.

Verranno da ogni dove: sud, nord, est, ovest.

Ma non sono forse pochi coloro che non sanno farlo: gli operatori di ingiustizia rimasti fuori.

Del resto, sovente su questa Terra si diventa primi a prezzo di ingiustizie.

Finendo ultimi nel Cielo.

Meglio dunque secondi (o ultimi) su questa Terra.

E primi in Cielo.

 

La porta stretta, il rigetto dei Giudei infedeli e la chiamata dei pagani

[22]Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. [23]Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: [24]«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. [25]Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. [26]Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.[27]Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! [28]Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. [29]Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. [30]Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».

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21-08-2016 16:22
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mattarella rimini“Il confronto e l’accoglienza di culture e storie diverse sono ancora la base dell’Italia. Lo assicura il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arrivando al Meeting di Rimini. “Lo sono sempre naturalmente”, ha detto. “Anzi – ha aggiunto – è un gran merito ed è importante quando si riesce nel confronto politico a riconoscere i momenti in cui è necessario essere uniti e trovare momenti di convergenza, perchè sono la punteggiatura dell’unità del Paese”.

“L’attitudine dei giovani a diventare protagonisti della propria storia – ha detto Mattarella – costituisce l’energia vitale di un Paese. Questa spinta vale più di qualunque indice economico o di borsa. La nostra società sta invecchiando e ci sono rischi oggettivi che le potenzialità dei giovani vengano compresse. Dobbiamo scongiurare questo pericolo che minaccia la nostra, come altre, società”Anche per questo – rileva – in un tempo di cambiamenti epocali come il nostro è necessario prestare attenzione e dar spazio alla visione dei giovani. Senza farci vincere dalle paure. Dalle paure antiche e da quelle inedite. Attenti a non cadere nell’errore di ritenere nuove false soluzioni già vissute e fallite nel breve Novecento. Non ci difenderemo alzando muri verso l’esterno, o creando barriere divisorie al nostro interno. Al contrario”. Il Capo dello Stato rileva che “tante nuove diseguaglianze stanno emergendo. Spesso sono proprio i giovani a pagarne il prezzo più alto. Occorre ricominciare a costruire ponti e percorsi di coesione e sviluppo. Occorre rendersi conto che vi è un destino da condividere. Stiamo parlando di condivisione dei benefici e delle responsabilità; e anche delle difficoltà. Condivisione dei diritti e dei doveri. Della memoria del nostro popolo e del suo sguardo verso il futuro”.

“Sono qui – ha detto ancora Mattarella – per incoraggiare, insieme a voi, tutti i giovani che sono disposti a mettersi in gioco per una speranza, per una passione, per una buona causa. La Repubblica italiana – sostiene Mattarella – ha appena compiuto 70 anni. Anch’essa è giovane. I tempi biologici sono più lunghi per le istituzioni. Ha già affrontato prove impegnative. Per diventare più forte ha bisogno di rinnovato entusiasmo, di fraternità, di curiosità per l’altro, di voglia di futuro, del coraggio di misurarsi con le nuove sfide. L’egoismo non genera riscatto civile. Può dare a qualcuno l’illusione di farcela da solo, mentre altri soccombono”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, al Meeting di Cl, ammonisce: “La tentazione dell’isolamento rischia di pregiudicare anche le grandi opportunità di comunicazione che la scienza ci mette a disposizione, sovvertendone la funzione. Basta pensare alla tendenza di molti di collegarsi sul web soltanto a quelli che la pensano come loro, in circuiti ristretti e chiusi”.

“Mattarella anche oggi predica accoglienza, invita a “costruire ponti”, dice che non si può “vietare l’ingresso” agli immigrati. Buono? No, complice di scafisti, sfruttatori e schiavisti. L’anno scorso 107.000 italiani (22.000 giovani) sono scappati all’estero per lavorare, ma Mattarella preferisce preoccuparsi dei clandestini”. Così Matteo Salvini su Facebook dove lancia anche l’hastag #mattarellaclandestino

A Rimini è arrivato anche un messaggio di Papa Francesco: “L’individualismo allontana dalle persone, ne coglie soprattutto i limiti e i difetti, indebolendo il desiderio e la capacità di una convivenza in cui ciascuno possa essere libero e felice in compagnia degli altri con la ricchezza delle loro diversità. C’è troppo spesso la tentazione di chiudersi e considerare gli altri un fastidio. Lo rileva Papa Francesco nel messaggio al Meeting di Rimini. “Il titolo dell’incontro, ‘Tu sei un bene per me’, è coraggioso. Infatti – dice il Papa agli organizzatori, nel messaggio al vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, firmato dal Segretario di Stato, card. Pietro Parolin – ci vuole coraggio per affermare ciò, mentre tanti aspetti della realtà che ci circonda sembrano condurre in senso opposto. Troppe volte si cede alla tentazione di chiudersi nell’orizzonte ristretto dei propri interessi, così che gli altri diventano qualcosa di superfluo, o peggio ancora un fastidio, un ostacolo. Ma questo non è conforme alla nostra natura: fin da bambini noi scopriamo la bellezza del legame fra gli esseri umani, impariamo ad incontrare l’altro, riconoscendolo e rispettandolo come interlocutore e come fratello, perché figlio del comune Padre che è nei cieli”.

Fonte: Ansa

 

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20-08-2016 09:10
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agguato calabriaDiversi colpi di pistola che rompono il silenzio di una notte d’agosto, un’auto che si blocca improvvisamente in mezzo all’incrocio, un cellulare che squilla più e più volte a vuoto. È morto così l’avvocato Francesco Pagliuso, 43 anni, uno dei più noti penalisti di Lamezia Terme. Era a pochi isolati di distanza dalla sua casa, dove i familiari ne attendevano il ritorno con preoccupazione crescente. Il legale rispondeva sempre al cellulare, soprattutto di notte. Per questo, la scorsa notte, quando alle loro insistenti chiamate nessuno ha risposto, i familiari del penalista hanno subito deciso di avvertire i carabinieri. Poco dopo, i militari hanno individuato l’auto di Pagliuso e lo hanno visto riverso sul volante, vegliato dal suo cane, che ieri sera era con lui.

Secondo i primi rilievi, l’uomo sarebbe morto sul colpo per diversi colpi di pistola. Le immagini delle videocamere di sorveglianza, recuperate in mattinata, mostrano un uomo che si avvicina all’auto del legale e spara tre o quattro colpi di pistola, per poi allontanarsi rapidamente. Gli inquirenti seguono diverse piste, ma al momento non filtrano particolari, mentre in città la notizia si è diffusa rapidamente, suscitando grande scalpore. Giovane ma affermato penalista, Pagliuso era impegnato in tutti i più importanti processi di ‘ndrangheta incardinati tra Lamezia Terme e Catanzaro, tra questi Andromeda, Perseo, Alchemia e Black money, ma il suo studio era nel tempo diventato un punto di riferimento anche per grandi imprenditori e burocrati regionali, coinvolti o lambiti da indagini su criminalità organizzata e altro. Da qualche anno, il legale era inoltre socio di un affermato locale notturno, il Novecento, diventato uno dei punti di riferimento della movida cittadina.

Se il movente sia legato all’ambito strettamente professionale, o ad altro ancora non è ancora chiaro. Intanto a Lamezia molti hanno subito pensato a un precedente, nel 2002, quando Torquato Ciriaco, noto esperto di diritto amministrativo di Lamezia Terme, è stato ucciso mentre rientrava a casa. Uomo specchiato e molto noto in città, per la sua morte non è stato ancora condannato nessuno. Nel 2014 la Dda di Catanzaro, grazie alle dichiarazioni del pentito Francesco Michienzi, ha dichiarato chiuse le indagini, ritenendo che Ciriaco fu ucciso perché voleva acquistare una azienda edile che la cosca Anello voleva finisse ad un imprenditore già sottoposto ad estorsione.

 

Fonte Online News

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10-08-2016 12:11
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